Può essere costante o intermittente. Ma comunque sia, è tedioso. Il dolore cronico affligge in Italia circa 14milioni di italiani, può avere una durata media di circa 8 anni, ma per alcuni può protrarsi per più di 20 anni. È un disturbo che interessa non solo le patologie oncologiche, ma anche quelle reumatologiche, come artriti, artrosi, fibromialgia, osteoporosi, connettiviti e tante altre, e può compromettere seriamente la qualità di vita di chi lo prova, in tutti gli ambiti.

Ma quando si può parlare di dolore cronico? «Quando persiste per tre mesi dall’inizio della causa che lo ha determinato. Causa che, a quel punto, non è più nemmeno presente. Si tratta di una rielaborazione di un messaggio che dà il corpo, e che non è uguale in tutte le persone, che viene filtrato attraverso una serie di meccanismi neurofisiologici dei quali conosciamo solo una piccola parte, ma che ci stanno diventando sempre più chiari», spiega Stefania Taddei, direttore della SC di Anestesia Terapia Intensiva e Terapia del dolore presso la Ausl di bologna, professoressa a contratto presso l’Università di Bologna, Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie. «Interessa perlopiù le patologie di tipo osteoarticolare, come, a titolo di esempio, l’osteoartrosi e il mal di schiena. Ma non dimentichiamo la cefalea, la fibromialgia e il dolore oncologico, che è un dolore globale, quindi non solo legato agli aspetti di trasmissione, di conduzione e di percezione del dolore. Il dolore cronico ha anche un connotato emozionale, molto importante, che non va dimenticato».

L’esperienza sensitiva ed emotiva spiacevole che è il dolore cronico, come lo ha definito lo IASP, l’International association for the study of pain, può condizionare il benessere a tutto tondo. Non ultimo, quello psicologico. «Può farlo sotto diversi aspetti e in diverse sfere della vita: personale, relazionale, lavorativa. Imparare ad accettarlo e a conviverci non è sempre un percorso semplice e questo può influire sul benessere psicologico, rischiando di compromettere anche le relazione sociali e affettive e le capacità sensoriali», afferma Luana Valletta, Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna.

Non è insolito sentire da chi ne è affetto frasi come: “Perché proprio a me?!”, “Non sai cosa vuol dire convivere con questo dolore costante”. Ma come si gestisce il dolore e come si può alleviare? «Il dolore del corpo lo possiamo contrastare con terapie farmacologiche, terapie fisiche infiltrative, più o meno invasive». Ma, continua Taddei, «è fondamentale una partecipazione attiva della persona che ne soffre, adottando uno stile di vita diverso da quello adottato fino a questo momento, facendo scelte più consapevoli a tavola, riducendo il peso corporeo, e introducendo nella propria quotidianità una regolare e costante attività fisica adeguata alle proprie esigenze». E a livello psicologico? «È importante prendersi un tempo e uno spazio di elaborazione e rielaborazione di quanto la persona e il suo contesto familiare sta vivendo, sia attraverso percorsi psicologici individuali che di gruppo. Inoltre, alcuni studi hanno messo in luce una correlazione tra trauma e comparsa della sintomatologia dolorosa, così come tra trauma e maggiore difficoltà nella convivenza del dolore», sottolinea Valletta. «Oggi sappiamo che moltissime tecniche psicocorporee e di rilassamento, come ad esempio la Mindfulness, o specifiche tecniche per il lavoro sul trauma, possono essere di aiuto a far sì che la quotidianità di chi soffre di dolore cronico possa migliorare. Importante è che siano proposte all’interno di un percorso psicologico più complessivo con personale qualificato regolarmente iscritto all’albo degli psicologi. È auspicabile che in futuro, e noi ci stiamo muovendo in questa direzione, ci siano più servizi psicologici dedicati nell’ambito del Servizio Sanitario pubblico».

L’evento “Dolore cronico. Dentro corpo e mente” tratterà di cosa accade a corpo e mente quando ci si trova a dover convivere con “il male che non se ne va” e avrà anche un momento esperienziale condotto dall’attore e regista Matteo Belli. Oltre a Stefania Taddei e Luana Valletta, saranno presenti all’incontro Massimo Reta, Direttore UO Interaziendale di Medicina Interna a indirizzo reumatologico AUSL di Bologna e AOSP Policlinico S. Orsola, Angelina Adduci, UOC Anestesia e Terapia intensiva Nord e Terapia del dolore AUSL di Bologna, Gabriella Gallo, Direttore UOC Psicologia territoriale Dipartimento di Salute mentale e DP AUSL di Bologna, Gabriele Raimondi, psicologo e psicoterapeuta, Presidente Ordine Psicologi Emilia Romagna, e Daniele Conti, direttore di AMRER, Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna.

L’incontro è organizzato da AMRER e da Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, e si terrà il 26 settembre, a partire dalle 18, nella Sala degli Anziani di Palazzo d’Accursio, in Piazza Maggiore 6 a Bologna. Per partecipare in presenza è richiesta l’iscrizione sul sito amrer.it, fino a esaurimento posti. Si potrà anche seguire online sui canali social AMRER.

Per info: chiamare lo 051 249045 o inviare un messaggio wa a 349 580 0852

 

 

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