
Le imprese attive.
Alla fine dello scorso anno, le imprese attive sono scese nuovamente sotto quota 400mila, per la precisione a 397.523 con una diminuzione pari a 3.157 unità (-0,8 per cento) rispetto al termine dell’anno precedente. Con l’avvio dell’estate si è quindi interrotta la fase positiva avviata con il primo trimestre 2021 e durata 18 mesi che ha testimoniato dell’efficacia delle misure introdotte a sostegno delle imprese.
L’andamento regionale dell’imprenditoria si è allineato a quello riferito a quello nazionale che nello stesso periodo ha fatto registrare una quasi analoga flessione delle imprese attive (-0,7 per cento).
I settori di attività economica.
Consideriamo in dettaglio le variazioni, la base imprenditoriale dell’agricoltura, silvicoltura e pesca si è ridotta di 941 unità (-1,7 per cento).
L’industria ha subito una contrazione delle imprese (-2,4 per cento), corrispondente, in valori assoluti a una riduzione di 817 unità. In controtendenza si evidenzia l’incremento deciso nella riparazione e manutenzione di macchine (+71 unità, +1,9 per cento), e quello minimo della farmaceutica.
Al contrario, i principali contributi negativi sono venuti dalle industrie della moda (-256 imprese, -4,2 per cento), in particolare, dal comparto delle confezioni (-179 unità, -4,2 per cento), del tessile e della pelletteria. Sensibile diminuzione anche nel comparto della fabbricazione di macchinari e apparecchiature (-190 unità, -1,9 per cento).
Per il settore della fabbricazione di prodotti in metallo il calo è stato di 154 imprese (-3,9 per cento), nell’industria alimentare il numero delle aziende si è ridotto di 106 unità (-2,3 per cento).
L’insieme del commercio all’ingrosso e al dettaglio e della riparazione di autoveicoli e motocicli ha fatto registrare una riduzione delle imprese pari a 1.805 imprese, (-2,1 per cento).
La base imprenditoriale delle costruzioni, dopo la forte crescita grazie ai benefici delle misure di incentivazione governative, ha prolungato l’andamento positivo, seppur in rallentamento, (+230 unità, +0,3 per cento).
Per il complesso dei servizi, al netto del settore del commercio, si evidenzia un aumento (+394 imprese, +0,3 per cento). In calo il comparto dell’alloggio e ristorazione (-502 unità, -1,7 per cento).
Il maggiore aumento è venuto dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+431 unità, +2,5 per cento), soprattutto direzione aziendale e di consulenza gestionale (+260 unità, +4,6 per cento), le finanziarie e assicurative (+181 unità, +1,9 per cento).
Bene l’immobiliare (277 unità, +1,0 per cento), avvantaggiato da bonus e superbonus, che hanno reso più attraente l’investimento nel “real estate” e i servizi di informazione e comunicazione (+90 imprese, +1,0 per cento), determinato dalle imprese attive nella produzione di software, consulenza informatica e attività connesse (+72nità, +1,9 per cento) e nei servizi d’informazione e altri servizi informatici (+54 unità, +1,6 per cento).
La forma giuridica.
Alla fine del 2022, le società di capitale hanno raggiunto quota 100.976 con un notevole aumento nel decennio (+22.191 unità, +28,2 per cento), trainate dall’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata, tanto da costituire la seconda tipologia di forma giuridica più diffusa, con una quota del 25,4 per cento e con un aumento eccezionale di 6,8 punti.
A fare da contraltare è l’andamento delle ditte individuali che costituiscono ancora la classe di natura giuridica più diffusa pari al 54,9 per cento delle imprese (218.380 unità), ma rispetto a dieci anni prima la loro consistenza si è ridotta di 30.357 unità (-12,2 per cento) tanto che la loro quota sul totale delle imprese è scesa di 3,7 punti.


