Parlare di salario minimo in un contesto di politica internazionale particolarmente delicato, ed in un momento storico nel quale l’inflazione reale cresce a doppia cifra e la presidente della Bce, Christine Lagarde, avverte che il rincaro del costo della vita rimarrà strutturale per i prossimi anni, ha poco senso. Pertanto come Lega abbiamo proposto un emendamento, alla Risoluzione dei 5Stelle sul salario minimo, che intende ancorare il salario all’inflazione”.

Lo ha detto il consigliere regionale della Lega, Stefano Bargi, intervenendo nell’assise dell’Assemblea legislativa. “La situazione italiana è particolarmente complicata: negli ultimi 30 anni siamo stati l’unico Paese di quelli dell’Area Euro nel quale il potere d’acquisto dei lavoratori è diminuito del 3%. Nel nostro Paese si è affermata la contrattazione nazionale collettiva, che evidenzia e tiene conto delle peculiarità dei singoli comparti produttivi, tanto che fissa un salario minimo uguale per tutti i lavori risulterebbe stridente rispetto allo status quo. In aggiunta, oggi si parla di un salario minimo che dovrebbe ruotare attorno ai 9 euro all’ora: siamo sicuri che i contratti disciplinati dalla contrattazione collettiva non includano già quel valore come parametro minimo e di conseguenza, gli effetti di un salario minimo sarebbero apprezzati più dalla parte imprenditoriale che da quella dei lavoratori? Inoltre, la spina dorsale del sistema-Italia è composto per oltre il 98% da piccole e micro imprese, che fanno anche e soprattutto della flessibilità il loro punto di forza. Da qui le perplessità circa la definizione di un salario minimo orario uguale per tutti i lavoratori. A nostro modo di vedere, infatti, sarebbe ben più utile e funzionale un sistema di ancoraggio dei salari all’inflazione, ovviamente all’interno di un quadro di riforma complessiva dell’intero sistema economico-produttivo del Paese” conclude Bargi.

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