Manca un mese al 20 ottobre, termine per la presentazione in Parlamento della manovra di bilancio per il 2023-25. I tempi stretti di avvio della XIX legislatura e del varo del nuovo Governo si intrecciano con un quadro di finanza pubblica reso complicato dai rischi di recessione: la crescita del PIL prevista nel DEF per il 2022 è del 2,4%, mentre le ultime previsioni di luglio del Fondo monetario internazionale si fermano al +0,7%; con l’interruzione del gas dalla Russia, nel 2023 il PIL potrebbe scendere dell’1,9%.

L’Ufficio studi Confartigianato Lapam ha analizzato diversi dati che raccontano di un’economia a rischio, naturalmente anche sul nostro territorio, principalmente a causa dell’aumento esponenziale dei costi dell’energia. L’intervento di politica fiscale è reso più complesso dalla politica monetaria restrittiva per riportare la stabilità dei prezzi: ad agosto, sottolinea Confartigianato Lapam.  l’inflazione è arrivata al 9,1% sia in Eurozona che in Italia; la crescita dei prezzi è spinta dall’energia: l’inflazione energetica in Italia è al 45,4%, 6,9 punti superiore al 38,6% dell’Eurozona.

Confartigianato Lapam mette in evidenza come un marcato impulso recessivo derivi dalla discesa in territorio negativo della domanda estera netta, un fenomeno che non si riscontrava dal 2012. La bolletta energetica, aumentando di 57,2 miliardi in dodici mesi, (3 punti di PIL!) determina i tre quarti (76%) del peggioramento del saldo complessivo. Va infine ricordato che il rafforzamento del dollaro rispetto all’euro, pur sostenendo l’export, impatta negativamente sul valore degli acquisti di energia.

Sul fronte dei prodotti no-energy, entra in territorio negativo anche il saldo dei prodotti intermedi – voce appesantita dal caro-commodities – che peggiora di 21,1 miliardi di euro. Mostrano una maggiore tenuta i raggruppamenti dei prodotti tipici del made in Italy, con il saldo complessivo dei beni di consumo e di quelli strumentali in aumento di 3,1 miliardi di euro.

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