
Tra i risultati di maggior valore, il tasso di mortalità – tra i più bassi in Italia – registrato tra i dializzati seguiti negli otto centri gestiti dall’U.O. Complessa di Nefrologia e Dialisi (da Mirandola a Pievepelago, passando per Carpi, Sassuolo, Castelfranco Emilia, Vignola, Montefiorino e Pavullo). Tante le azioni che hanno concorso al risultato, da quelle immediate per mettere in sicurezza i reparti, come modifiche strutturali e triage all’accesso, all’imponente attività di vaccinazione svolta dal personale infermieristico con chiamata attiva dei pazienti in carico, passando per il potenziamento della dialisi domiciliare, per aumentare la capacità di trattenere sul territorio di residenza i pazienti.

Anche al di là dell’emergenza, resta l’altissima professionalità che la rete nefrologica è capace di esprimere. Emblematica la storia di Franco (nome di fantasia), 58enne con insufficienza renale a causa del diabete da inizio anni ’90. All’epoca, grazie a un trapianto combinato di rene e pancreas eseguito presso il Centro trapianti di Pisa dal professor Ugo Boggi – cui era stato inviato su indicazione del dottor Bonucchi che lo aveva in cura – Franco evita la dialisi. Per 22 anni riesce ad avere una buona qualità di vita, senza la necessità di entrare e uscire dall’ospedale per sottoporsi a terapia. Nel 2021 l’insufficienza renale si aggrava e Franco deve necessariamente iniziare la dialisi. A maggio di quest’anno viene sottoposto ad intervento chirurgico per creare la fistola artero-venosa, modalità ritenuta gold standard per il minor tasso di complicanze e per la longevità dell’accesso vascolare. A realizzare l’intervento è l’équipe della Nefrologia di Carpi, tra i pochi centri in Emilia-Romagna con competenze di chirurgia degli accessi vascolari.
“Questo aneddoto di storia vissuta – conclude il dottor Bonucchi – è rappresentativo dell’alto livello di professionalità raggiunto dai nefrologi, le cui competenze si devono adattare ai bisogni mutevoli del paziente”.


