foto di Daniela Villani (Regione Emilia-Romagna A.I.C.G.)

Un’ordinanza che adotta immediatamente misure per controllare la diffusione della peste suina africana nei cinghiali selvatici e proteggere i suini allevati, è stata firmata dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini.

Le misure adottate, previste da un provvedimento nazionale del Commissario straordinario alla peste suina africana, riguarda in prima istanza il territorio dei Comuni di Zerba e Ottone, in provincia di Piacenza, che fanno parte della zona di restrizione istituita dal Regolamento della Commissione europea.

L’Emilia-Romagna, al momento considerata indenne dalla peste suina africana dalla stessa Ue, ha deciso di adottare misure urgenti per prevenire la malattia, in particolare proprio nella zona del piacentino perché a contatto con la zona di restrizione dove sono presenti i casi confermati.

La peste suina africana sta destando molta attenzione per i casi recenti che si sono verificati in provincia di Roma, mentre resta alta l’attenzione per la situazione dell’infezione in Piemonte e in Liguria, dove dopo il primo caso confermato il 7 gennaio scorso a Ovada, in provincia di Alessandria, ci sono attualmente 124 casi accertati.

Per questo motivo, l’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Raffaele Donini, ha manifestato nei giorni scorsi preoccupazione al Commissario straordinario, Angelo Ferrari, mettendo a conoscenza anche il Ministro per la Salute, Roberto Speranza e sollecitando l’immediata messa in atto della strategia per eradicare la malattia raccomandata dagli esperti inviati in Italia a febbraio dalla Commissione europea.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, ha fatto presente nelle scorse settimane al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, e al Sottosegretario al Ministero della Salute; Andrea Costa, come tutti gli strumenti consentiti dalla legge rivolti al contenimento della specie siano stati attuati ed implementati in Emilia-Romagna. Ma affinché siano scongiurati rischi dalle conseguenze devastanti per il comparto suinicolo, e il suo indotto, che per qualità e quantità rappresenta un valore strategico per la regione e per il Paese, occorre fare di più, come ad esempio approvare la bozza di decreto ministeriale che prolunga il periodo di caccia al cinghiale.

“La comparsa di altri casi in provincia di Roma lontano dai casi di Piemonte e Liguria, ci ricorda che la malattia si può trasmettere anche a lunghe distanze- dicono gli assessori regionali all’Agricoltura Alessio Mammi e alla Sanità, Donini-. Avanzi di cibo prodotto da animali infetti o attrezzature, abbigliamento, calzature contaminate in ambienti infetti possono rappresentare un veicolo di infezione per cinghiali selvatici o suini domestici dell’intero territorio regionale- aggiungono-. Tutti i cittadini hanno un ruolo fondamentale per potere identificare precocemente la malattia e intervenire rapidamente con le misure di controllo e li invitiamo a segnalare eventuali cinghiali morti o resti telefonando allo 051 6092124, dopo aver memorizzato la propria posizione geografica e di scattare una foto, da poter inviare successivamente al servizio veterinario. Si sta, inoltre, lavorando ad un provvedimento che consentirà di sostenere maggiormente gli investimenti delle aziende agricole rivolti all’innalzamento del livello di biosicurezza negli allevamenti e a cui la Regione contribuirà con proprie risorse individuate ad hoc che andranno ad aggiungersi a quelle straordinarie previste del decreto ministeriale”.

La Regione ha, inoltre, messo a punto un piano regionale di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l’eradicazione della peste suina africana, che prevede anche un piano di emergenza da mettere in atto nel caso in cui l’infezione dovesse entrare nel territorio regionale.

La peste suina africana non si trasmette all’uomo, ma rappresenta un rischio esclusivamente per i suini (maiali e cinghiali), che sono gli unici animali colpiti. È causata da un virus scarsamente soggetto a mutazioni per cui, a differenza di altre infezioni, si può escludere anche il potenziale ‘salto di specie’.

 

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