La sentenza della Seconda Sezione Penale della Cassazione ha sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio del processo Aemilia. Dichiariamo la nostra soddisfazione per tale pronunciamento, che dimostra la giustezza della decisione e le ragioni profonde di costituirci parte civile nel maggiore processo della storia alla ‘ndrangheta.

Le ragioni di quella scelta traevano origine dalla necessità di difendere i diritti e soprattutto la libertà di lavoratrici e lavoratori, che nelle aziende a controllo mafioso erano invece sottoposte al giogo della ‘ndrangheta. Era inoltre necessario attivare quegli anticorpi, fortemente presenti nella società emiliano romagnola, per mettere in campo iniziative all’altezza della sfida che avevamo di fronte. Impedire cioè che le mafie, la criminalità organizzata, imprenditori e professionisti senza scrupoli inclini al compromesso mafioso, inquinassero irrimediabilmente la nostra economia e la nostra società. A tal proposito è importante ricordare quanto affermato dalla sentenza della Corte di Cassazione (rito abbreviato processo Aemilia del 24 ottobre 2018), laddove scrive che “il sindacato annovera tra le proprie finalità la tutela delle condizioni di lavoro, intesa non soltanto nei profili collegati alla stabilità del rapporto ed agli aspetti economici dello stesso, oggetto principale e specifico della contrattazione collettiva, ma anche per quanto attiene la tutela delle libertà individuali e dei diritti primari del lavoratore”.

Per questo come CGIL abbiamo partecipato, attraverso i nostri funzionari e i nostri delegati, a tutte le udienze del processo, dimostrando che alla criminalità organizzata e alle mafie è possibile reagire, che è possibile sconfiggerle. Lo abbiamo fatto con CISL e UIL, le istituzioni locali a partire dalla Regione Emilia-Romagna, Libera. Le mafie esercitano il loro potere attraverso il controllo sociale del territorio. Noi siamo impegnati a costruire una rete fra istituzioni, la società civile, le organizzazioni sindacali e cittadine e cittadini per rafforzare il controllo sociale di legalità, democratico e libero. Da qui passano gli anticorpi sociali necessari. Da ultimo il “Patto per il lavoro e il clima” del dicembre 2020, incardinato sulla legalità di cui ne “riconosce il valore irrinunciabile e fondativo… e la precondizione per raggiungerne gli obiettivi”.

Tutto questo è necessario poiché le indagini successive ad Aemilia, purtroppo tante, dimostrano che criminalità e mafie sono forti, attive e presente ancora sul territorio, e che come sempre tentano di depredarne le risorse inquinando la società. Questo lo diamo ormai per scontato, come però è scontato che criminalità e mafie avranno nella CGIL un argine al loro agire e ai loro crimini, a partire dalla promozione dei diritti di lavoratrici e lavoratori e dalla difesa dalla loro libertà.

(CGIL Emilia-Romagna, CGIL Reggio Emilia, CGIL Modena)

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