“La dinamica di fatturato e occupazione in un campione di 168 imprese associate del comparto tessile, abbigliamento e calzature (Tac), denota una situazione a due velocità: da una parte la ripresa del 2021, che ha riportato il comparto nella nostra provincia sui livelli del 2019, dall’altro le preoccupazioni e la frenata dovuta alla guerra, che sta mettendo in difficoltà non soltanto chi lavora per il mercato russo, ma anche tante altre imprese: pensiamo soltanto, ad esempio, all’aumento dei costi per l’energia e anche a un altro importante effetto indiretto. La stagione primavera estate è già stata consegnata ed è nei negozi, ma la guerra creerà problemi nei prossimi mesi, con una onda lunga dovuta dal calo dei consumi nei nostri mercati principali”. Roberto Guaitoli, presidente Lapam Moda, commenta così i dati espressi dall’Ufficio studi dell’associazione.

Il fatturato dopo un crollo del -12,6% nel 2020, primo anno di pandemia da Covid-19, ha visto un rimbalzo del +14,6% nel 2021, recuperando i livelli pre crisi del 2019 (-0,1%). La dinamica positiva dell’ultimo anno è trainata in particolare dal settore dell’abbigliamento, che compone il 77% di questo campione di imprese, e che da solo vede un recupero del +4,4% nel 2021 rispetto al 2019, in controtendenza rispetto alla dinamica negativa del comparto manifatturiero. Ciascuna impresa del campione, in base alle strategie applicate in questi ultimi anni in risposta alla crisi e alla provenienza e diversificazione di fornitori e acquirenti, sta attraversando sfide diverse: il 42,9% delle imprese registra un completo recupero del fatturato rispetto al 2019, mentre il 27,4% vede l’attività calata fino ad un terzo (da 0 a -30%), e il restante 29,8% del campione ha cali di attività severi (oltre il -30%).

Nel 2021 l’export di Tessile, Abbigliamento e Calzature (Tac) non ha ancora recuperato i livelli pre Covid in provincia di Reggio Emilia (-11,9%). La Moda reggiana, infatti, esporta direttamente verso la Russi 106 milioni un importo molto consistente, è infatti la seconda provincia italiana per valore alle spalle di Milano. Inoltre, come già dimostrato dal precedente conflitto russo-ucraino in Crimea, l’export verso questo paese è messo seriamente a rischio dagli effetti della guerra in corso. A Reggio Emilia è infatti crollato di poco di un terzo dal 2013 a oggi (-33,4%) per via delle sanzioni economiche imposte. L’esposizione dunque sul mercato russo, pari al valore aggiunto prodotto sul territorio messo a rischio dalla guerra, è dello 0,59% a Reggio Emilia, quarta provincia in Italia.

Il numero di ore lavorate nel 2021 cresce del 9,6% rispetto all’anno precedente, senza riuscire però a recuperare il calo del -22,7% osservato nel 2020. L’ultimo anno rimane infatti in media al di sotto del 15,3% rispetto alle ore lavorate nel 2019. Secondo gli ultimi dati Excelsior tra marzo e maggio 2022 le imprese del settore hanno intenzione di assumere 50 operai specializzati e conduttori di impianti nelle industrie tessili, di abbigliamento e calzature a Reggio Emilia, un dato inferiore a quello risultante nel 2021 e anche nel 2019, prima della pandemia. “Questo – conclude Guaitoli – è un evidente segno di una maggiore cautela nell’assumere nuovo personale dettata dalla congiuntura attuale. Quasi la metà di queste figure, il 43,6%, è comunque di difficile reperibilità sul mercato del lavoro”.

 

 

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