L’aumento esponenziale dei costi energetici aggravato dal conflitto russo-ucraino non preoccupa solo le famiglie e le aziende, ma anche gli enti pubblici. Arriva oggi dal Comune di Carpi un grido di allarme per lo sproporzionato aumento dei costi che potrebbe, se non controllato, avere conseguenze sui bilanci pubblici e, in ultima battuta, sulla pressione fiscale.

«La crisi energetica già in atto a fine 2021, ed ora aggravata dal conflitto in Ucraina ripercuote i sui effetti anche sulle casse del Comune – spiega l’assessore comunale al Bilancio Mariella Lugli – L’esempio più lampante riguarda l’illuminazione pubblica. In un anno siamo passati dai 95.000 euro spesi nel dicembre 2020 ai 226.000 euro del dicembre 2021. Un aumento del 137% destinato a peggiorare in questo e nei prossimi mesi».

A fronte di questi aumenti non sono, al momento, sufficienti gli interventi messi in campo dal Governo. «Purtroppo  – commenta Lugli – le risorse stanziate fino ad ora coprono appena 11-12% dell’aumento dei costi. Diventa quindi necessario ed indispensabile, che il governo trovi risorse aggiuntive da destinare al contrasto di questi aumenti. Oggi ritengo che l’aumento dei costi che i bilanci locali devono sostenere sulla parte corrente sia assolutamente sottovalutato. Dobbiamo evitare che questi incrementi si traducano in aumento della pressione fiscale locale, che bloccherebbe l’auspicata ripresa economica post pandemia».

Non solo denuncia e allarme, il Comune di Carpi si è già messo al lavoro per affrontare il problema. «Abbiamo deciso  – annuncia l’assessore – di dare vita ad un tavolo tecnico con l’obiettivo di individuare e avanzare proposte concrete per ridurre i costi energetici del nostro ente con azioni nel breve, medio e lungo termine che ci permettano di affrontare in modo deciso questa situazione di criticità».

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