Non condividiamo le modalità utilizzate e i contenuti della nota inviata venerdì dalla direttrice generale, tanto meno le reiterate offese (incommentabili) che dal nostro punto di vista hanno riguardato la quasi totalità dei partecipanti all’incontro di oggi. Riteniamo adesso indispensabile ragionare unicamente per il bene del sistema sanitario e socio sanitario, per la tutela di chi ci lavora e per la qualità dei servizi.

Abbiamo fatto una rapida ricerca con colleghi che lavorano in altre Aziende di altre regioni, ed è emerso chiaramente come lo screening sia un elemento utilizzato diffusamente in diverse aziende dell’Umbria, della Toscana, del Veneto, del Piemonte, della Lombardia, del Lazio e della Liguria (regioni che storicamente sono anche riferimenti per un confronto con l’Emilia-Romagna). Un utilizzo che magari avviene con tempi differenziati, a seconda del contesto lavorativo dove i dipendenti sono inseriti, non uguali per tutti e in maniera generalizzata come avveniva in Emilia Romagna.

Apprezziamo questa riapertura del dialogo da parte dell’assessore regionale alla Sanità Raffaele Donini e la volontà di affermare un metodo che fa della discussione e del confronto un elemento qualificante, che negli anni ci ha visto sottoscrivere non solo il Patto per il lavoro e per il clima ma anche numerosi accordi. Sempre con l’obiettivo di tutelare non solo chi lavora nel sistema sanitario regionale, ma anche di difendere un modello preso a riferimento al di fuori dei confini regionali.

Non saremo certo noi a sottrarci a questa discussione, sarebbe bastato curare le modalità del confronto per non arrivare alla situazione odierna.

 

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