Nel triennio 2018-2020 sono stati siglati 419 documenti in Emilia-Romagna tra le parti sociali e gli enti pubblici, prevalentemente incentrati sul livello comunale. Di questi, 235 sono accordi e 184 verbali. Nell’88% dei casi i beneficiari sono le famiglie e i cittadini. Numeri che emergono dal IV rapporto 2018-2020, presentato questa mattina, “La contrattazione territoriale confederale in Emilia-Romagna” a cura di IRES CGIL Emilia-Romagna.

L’andamento è stato differente nel corso degli anni. Nel 2018 si è registrata una attività più intensa (119 intese siglate), mentre il 2019 ha segnato una diminuzione del 20%. L’arrivo della pandemia ha ovviamente provocato ripercussioni anche sul versante delle contrattazioni, sia da un punto di vista quantitativo (solo 59 testi siglati) che qualitativo. Se prima i temi maggiormente affrontati riguardavano le politiche abitative e quelle dell’infanzia ed educative, a questi nel 2020 si sono aggiunti anche quelli di carattere socio assistenziale. Nel 2020 il 57% delle intese sono azioni mirate in risposta alla pandemia, per lo più concentrate sulle politiche del lavoro e dello sviluppo, sociali, socio sanitarie e di bilancio. Per quanto riguarda la contrattazione di secondo livello, nel triennio le principali voci tematiche sono inerenti alle imposte e tasse locali, valutazioni di premessa, prestazioni e servizi. Nel 2019 temi tradizionali come le politiche ambientali e di pianificazione e gestione del territorio vedono crescere la loro incidenza. Nel 2020, invece, si registra una prevalenza di temi differenti come le politiche per la casa, la pianificazione e programmazione, i servizi sanitari e socio assistenziali, gli interventi a contrasto della povertà.

“La contrattazione territoriale negli ultimi anni si è fatta sempre più complessa e articolata, e ancora più lo sarà con l’arrivo dei fondi del PNRR. È necessaria quindi, da parte di tutti i soggetti coinvolti, una maggiore competenza nei tavoli, anche avvalendosi di consulenze tecnico scientifiche a supporto dell’attività contrattuale”, sottolinea il presidente dell’IRES Emilia-Romagna Giuliano Guietti.  “Con l’arrivo dei fondi del PNRR che andranno a interessare in particolar modo il welfare della nostra regione, rischiamo una riduzione del perimetro pubblico a favore di nuovi processi di privatizzazione. È sufficiente osservare la natura di queste grandi risorse, per lo più investimenti infrastrutturali mentre non è previsto un equivalente in termini di spesa corrente. Il pericolo, quindi, è quello di creare, ad esempio, nuove scuole senza avere le risorse per il personale”, avverte Marina Balestrieri, della segreteria della CGIL Emilia-Romagna. Un altro pericolo all’orizzonte riguarda la qualità dell’occupazione da qui ai prossimi anni. “Anche nella nostra regione abbiamo registrato negli ultimi mesi una ripresa economica, con livelli in alcuni casi maggiori di quelli nazionali, che non si è trasformata in occupazione di qualità. Gli ultimi dati regionali che riguardano settembre 2021, evidenziano un saldo occupazionale positivo per 30.000 posti di lavoro. Peccato che se vado a vedere i contratti, siamo a 300 assunzioni in più a tempo indeterminato, con riduzioni del salario e un aumento del part-time involontario, in cui le figure coinvolte sono per lo più donne e giovani”, sottolinea il segretario generale della CGIL Emilia-Romagna Luigi Giove.

 

 

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