
La morte, secondo il medico legale, doveva risalire a 24/48 ore precedenti la constatazione del decesso da parte delle forze dell’ordine. Questi elementi, suffragati da alcune dichiarazioni testimoniali, facevano ritenere che l’anziana vittima avesse avuto un incontro con una donna.
Una accurata analisi dei tabulati telefonici del cellulare mancante della vittima, confermava una serie di contatti telefonici avuti in particolare il 16 aprile con una giovane meretrice rumena, di cui verranno poi rilevate alcune impronte latenti all’interno dell’appartamento.
Attraverso una analisi dei sistemi di videosorveglianza, veniva accertato che la stessa giovane, dal 16 sino al 18 aprile, si era resa responsabile di svariati prelievi presso sportelli bancomat con la carta indebitamente sottratta all’anziano deceduto.
Particolare inquietante emergerà dall’analisi tossicologica da cui risulterà che la vittima aveva assunto amitriptilina, tradozone e promazina, sostanze che non rientravano fra i farmaci regolarmente prescritti.
Allo stato non è dato sapersi in forza delle considerazioni del medico legale se il decesso si sia verificato a causa dell’assunzioni di tali sostanze. Il materiale probatorio porta a ritenere che la ragazza rumena abbia deliberatamente fatto assumere in più occasioni medicinali con effetti sonniferi, al fine di perseguire l’intento criminale di derubare una persona per la sua età fragile e debole.
Successive ed accurate attività investigative svolte dalla Polizia di Stato hanno consentito, nella giornata di giovedì 23 dicembre di rintracciare e trarre in arresto nella città di Novara la ragazza rumena, poi condotta presso la casa circondariale di Vercelli.


