
È in questo contesto che si inquadra l’operazione in argomento che ha riguardato un cittadino italiano, noto imprenditore edile di 43 anni, originario di Crotone, ma residente da molto tempo in questa provincia.
Le attività hanno preso il via all’alba in 5 diverse località della provincia reggiana, e hanno visti impegnati circa 30 operatori della Questura e del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Emilia, i quali hanno eseguito una misura di prevenzione patrimoniale, con sequestro volto alla confisca dei beni, emessa dal Tribunale di Bologna, Sezione misure di prevenzione su proposta avanzata dal Questore di Reggio Emilia, dott. Giuseppe Ferrari.
Gli operatori della polizia scientifica hanno documentato per intero le varie fasi dei sequestri, lo stato dei luoghi e dei beni appresi.
All’uomo è stato notificato l’atto di sequestro riferito a 8 immobili, ubicati in diversi comuni della provincia reggiana, terreni annessi, ditte operanti nel settore dell’edilizia, conti correnti e auto, per un valore che si avvicina a 1 milione di euro.
In particolare, in un solo conto corrente è stata reperita la ragguardevole somma di 120.000 euro.

Le investigazioni hanno preso il via dallo spunto offerto dall’indagine “AEMILIA”, nella quale la persona era stata condannata proprio per il reato di intestazione fittizia di beni, avendo fornito a due sodali della consorteria emiliana, imprenditori attivi nel reggiano, poi tratti in arresto e condannati anche di recente dalla Corte di appello di Bologna, uno “schermo” protettivo per evitare che alcuni suoi beni fossero allo stesso riconducibili e quindi potenzialmente aggredibili dai provvedimenti giudiziari.
Le indagini patrimoniali hanno però permesso di documentare che il contributo consapevole dell’individuo in questione in seno alla ‘ndrangheta era continuato anche in anni più recenti e riguardava altri beni, oltre quelli individuati in “AEMILIA”.
Per quanto riscontrato, l’uomo aveva cercato di portare avanti anche alcune attività imprenditoriali del menzionato vertice della cosca, di cui è peraltro stretto congiunto, occupandosi di curare in prima persona specifici interessi dello stesso (per esempio pagare le parcelle dei difensori).
Inoltre, e sempre al fine di creare quante più barriere possibili nella riconducibilità delle proprietà, l’uomo aveva anche alienato, a compiacenti prestanome, un appartamento, attraverso un atto di compravendita, la cui causa giuridica è stata ritenuta dagli inquirenti solo surrettizia.


