
E’ questo, in sintesi, ciò che emerge da un sondaggio effettuato dall’uffcio studi di Confcommercio Modena su un campione di quasi 300 imprese associate, rappresentativo di tutti i settori del terziario – commercio, turismo, ristorazione, intermediazione immobiliare, servizi alle imprese – oltre che del mondo delle botteghe artigiane.
PROFILO OCCUPAZIONALE
Si tratta di imprese che occupano: 1 addetto (29,1%), da 2 a 5 addetti (42,7%), da 6 a 10 addetti (12,7%), da 11 a 15 addetti (8,6%), oltre 16 (6,9%).
EFFETTI SULL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’
Per effetto dei DPCM e delle Ordinanze Regionali approvati fino ad oggi, l’attività è chiusa nel 77% dei casi, mentre un residuo 23% ha potuto continuare ad operare. L’83% del campione non svolge alcun servizio di consegna a domicilio dei prodotti/servizi offerti, mentre il 17% si è organizzato in tal senso.
CALO DI FATTURATO
Dall’inizio dell’emergenza il calo di fatturato accusato dalle imprese intervistate è stato pari a: oltre l’80% (62,3% dei casi), tra il 51 e l’80% (16,5%), tra il 21 e il 50% (15,9%), tra l’11 e il 20% (2,7%), inferiore al 10% (2,6%).
PRINCIPALI EMERGENZE
Con la chiusura o il rallentamento dell’attività, gli imprenditori coinvolti nell’analisi hanno identificato così le principali emergenze da fronteggiare (erano possibili tre risposte): liquidità finanziaria (63,8%), pagamento di tasse nazionali e locali (59,3%), dei fornitori (50,7%), dei dipendenti (circa il 31,2%), di mutui e prestiti (31,2%), dei contributi (30,8%), dei canoni d’affitto (29%).
LE MISURE UTILIZZATE
Tra le misure messe in campo dal Governo, che comunque non sono giudicate sufficienti, queste sono quelle fino ad ora usate o di cui farà uso il campione (erano possibili più risposte): ricorso ad ammortizzatori (50,3%), sospensione di mutui e prestiti (33%), di contributi previdenziali e adempimenti tributari (48,9%), del pagamento dell’Iva (32,6%), utilizzo del credito di imposta sugli affitti per il mese di marzo (16,3%), domanda per l’indennizzo di 600 euro (74,7%).
LA RISPOSTA DELLE BANCHE
Per coloro i quali hanno per ora fatto ricorso alla moratoria su mutui e prestiti, nel 48,7% dei casi la banca ha applicato o sta applicando senza particolari problemi la sospensione, nel 25,6% ha preso tempo senza dare spiegazione e nel 15,7% ha espresso dubbi sul possibile uso della misura. Il restante 10% degli intervistati non ha dato risposta.
COSA POTRA’ ACCADERE IN CASO DI PROLUNGATA EMERGENZA
Di fronte ad uno scenario in cui l’emergenza dovesse durare ancora a lungo (fino all’estate), queste le opzioni che potrebbero essere messe in campo dalle imprese che hanno partecipato al sondaggio: chiusura dell’attività (49,1%), ridimensionamento del personale (33,6%), cessione dell’impresa (14%), affitto di parte o dell’intera azienda (3,3%).
L’indagine condotta ci consegna un quadro preoccupante – commenta Tommaso Leone, presidente provinciale Confcommercio – certamente condizionato dall’impossibilità di prevedere quando sarà possibile incamminarci su un percorso di ripresa progressiva delle attività”. “La fotografia – puntualizza Leone – fornisce però in modo chiaro a quali conseguenza potremmo andare incontro non solo se l’emergenza perdurasse, ma anche qualora non dovessero essere adottate misure straordinarie, a livello nazionale di ristoro parziale dei fatturati persi, ma anche a livello locale (azzeramento/forte taglio della Tari su tutte) per sostenere la sopravvivenza di un pezzo fondamentale dell’economia locale”. “L’auspicio – conclude il presidente provinciale di Confcommercio – è dunque che si mettano in campo strumenti seri e concreti che possano garantire la tenuta economica del paese perchè lo spostamento della fiscalità di qualche mese o l’indebitamento a vita non possono essere questi strumenti. E’ evidente che la cancellazione di tasse e contributi per questo periodo significherebbe azzerare, o quasi, le entarte dello Stato e degli Enti, ma al meno, in questo modo, lo Stato potrebbe rendersi conto di cosa stanno passando i Nostri Imprenditori”.


