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Workshop Unimore sull’innovazione didattica

Unimore è stata tra le prime università italiane ad aderire fin dal 2017 all’obiettivo del Miur “Didattica per competenze”. Su questo ha avviato un progetto che si è avvalso del contributo di un gruppo di lavoro composto dal prof. Marco Sola, Delegato del Rettore alla Didattica, dal prof. Paolo Silvestri, Coordinatore del Nucleo di Valutazione, dal prof. Tommaso Minerva, Direttore di Edunova, e dal prof. Luciano Cecconi in qualità di esperto disciplinare, oltre che del supporto della Direzione Pianificazione Valutazione e Servizi informatici applicativi e di 3 assegniste di ricerca.

A distanza di due anni dall’inizio di quella sperimentazione l’Ateneo si propone di fare il punto con un convegno su “Innovazione didattica e competenze. L’esperienza di Unimore”.

L’appuntamento è per venerdì 18 ottobre alle ore 10.00 nella Sala Convegni del complesso universitario San Geminiano (via San Geminiano 3) a Modena.

L’iniziativa nel suo primo anno di applicazione ha interessato 16 insegnamenti che hanno trasformato le modalità didattiche secondo il modello prescelto per formare le competenze trasversali target (problem based learning e team based learning) e 15 insegnamenti “gemelli” di controllo, coinvolgendo complessivamente circa 1.800 studenti.

Nel secondo anno è stata estesa la sperimentazione ad altri 12 insegnamenti, coinvolgendo circa un migliaio di studenti.

“Il convegno è l’occasione – spiega il prof. Paolo Silvestri di Unimore – per presentare gli esiti del progetto e per confrontarsi con le pratiche adottate in altri contesti. È anche un’occasione per presentare ai colleghi di Unimore interessati la concreta applicazione, nei diversi ambiti disciplinari, di questa modalità innovativa di fare didattica. I risultati del progetto, come emerge dal monitoraggio in itinere, vanno oltre quelli specifici delle competenze trasversali target, degli studenti, ma toccano dimensioni più profonde del fare didattica e della sua possibilità di rivederne le modalità organizzative, mettendo al centro dell’apprendimento gli studenti e favorendo un apprendimento partecipativo”.

L’appuntamento si aprirà con i saluti del Magnifico Rettore prof. Angelo O. Andrisano e del Delegato alla Didattica prof. Marco Sola.  Quindi si proseguirà in sessione plenaria con interventi del prof. Paolo Silvestri di Unimore su “Il progetto Didattica per competenze: fasi e obiettivi”, del prof. Tommaso Minerva di Unimore su “Il progetto didattica per competenze: risultati”, del prof. Luciano Cecconi di Unimore su “Il progetto Didattica per competenze: studenti, tutor e docenti”, del prof. Pietro Lucisano dell’Università La Sapienza di Roma e Presidente SIRD su “Le competenze nella didattica universitaria”, della dott.ssa Morena Sabella dell’ANVUR – Progetto TECO su “Valutare la didattica per innovare l’università” e della prof.ssa Antonella Lotti dell’Università di Genova su “Il Team Based Learning nell’esperienza di Unimore”.

Nel pomeriggio (ore 14.30) si proseguirà con tre sessioni parallele che presenteranno le applicazioni di questa esperienza nell’area sanitaria, nell’area scientifico-tecnologica e nell’area socio-economica. Conclude la giornata una tavola rotonda (ore 16.30) su “Innovazione e didattica”, moderata dal prof. Luciano Cecconi, con la partecipazione del prof. Mauro Palumbo dell’Università di Genova, del prof. Pietro Lucisano e del prof. Marco Sola.

CONTESTO E FINALITA’

E’ ormai ampiamente dimostrato dalle statistiche europee e internazionali sullo stato occupazionale dei giovani nella fascia 25-34 anni che la laurea nel medio periodo risulta essere un’azione vincente per l’inserimento nel mondo del lavoro. Nella strategia dell’Unione Europea “Europa 2020” si prevede che il 35% di tutti i posti di lavoro entro il 2020 richiederanno qualifiche elevate e quindi il possesso di un diploma di istruzione universitaria. Conteranno sempre di più caratteristiche personali e di comportamento conosciute con i termini soft skills, key skills, life skills, cross competencies, in italiano traduciamo in maniera onnicomprensiva <competenze trasversali>

Le più importanti riguardano le attitudini dell’individuo nelle sfere della collaborazione, comunicazione, pensiero critico e creatività. Ma la lista di queste capacità è lunga e include per esempio quelle di autonomia, diagnosi, decisione, leadership, organizzazione del tempo e del lavoro, adattamento a diversi ambienti, conseguire obiettivi, risolvere problemi, spirito di iniziativa, flessibilità, visione d’insieme, resistenza allo stress, e si potrebbe continuare.

Ogni individuo può certamente avere doti naturali in relazione ad una o più di queste competenze. Tuttavia, è ormai accertato che i giovani possono essere “allenati” ad esprimere al meglio queste doti con tecniche che possono essere “apprese”: le soft skills possono essere “insegnate”.

E’ con questa consapevolezza e in questa prospettiva, che Unimore ha lanciato un progetto di sperimentazione didattica, che si inserisce nel panorama delle azioni della Programmazione Triennale 2016-18 finanziate dal MIUR, rivolto a ridefinire le strategie didattiche dei propri docenti per realizzare una didattica progettata per competenze che sviluppi – e riesca a valutare – le competenze trasversali dei propri studenti, integrate con le competenze disciplinari proprie dei singoli insegnamenti.

Già in passato l’Ateneo aveva aderito, insieme ad un gruppo limitato di altri atenei, ad una sperimentazione nazionale, il progetto TECO, che però era limitata alla misurazione di dette competenze.

IL PROGETTO

Prima fase (dicembre 2016 – dicembre 2018).

L’Ateneo ha individuato 16 insegnamenti da sottoporre alla sperimentazione appartenenti alle tre macroaree disciplinari (Scienze e tecnologie formali e sperimentali, Scienze della vita, Science umane, politiche e sociali) i cui docenti hanno aderito volontariamente al progetto. Gli insegnamenti andavano dalla matematica alla chimica organica, dall’economia aziendale all’infermieristica, dalla patologia alla psicologia cognitiva, etc. Gli studenti coinvolti sono stati all’incirca 1.800.

Attraverso contatti con le parti sociali (imprese, enti pubblici e privati, settore terziario) Unimore ha individuato le due competenze trasversali più richieste dal mercato del lavoro, che sono risultate essere: il problem solving, ossia un approccio al lavoro che, identificandone le priorità e le criticità, permette di individuare le possibili migliori soluzioni ai problemi; il team working, ossia la disponibilità a lavorare e collaborare con gli altri, avendo il desiderio di costruire relazioni positive tese al raggiungimento del compito assegnato.

I docenti sono stati quindi inseriti in un percorso di formazione finalizzato a far loro acquisire familiarità con la teoria e i metodi della didattica per competenze, che si è svolto da aprile a settembre 2017, e si è articolato in una serie di seminari e incontri tenuti dalla prof.ssa Antonella Lotti dell’Università di Genova e dal prof. Luciano Cecconi di Unimore, esperti del settore. Dopo una fase iniziale di descrizione e valutazione delle varie strategie didattiche, la formazione si è focalizzata sulla metodologia ritenuta più adatta per le competenze trasversali identificate e le caratteristiche degli insegnamenti in sperimentazione, che è risultato il cosiddetto Team Based Learning (TBL). Quest’ultima è una strategia didattica basata sullo studio indipendente e sull’apprendimento collaborativo, cioè sul coinvolgimento dello studente in attività basate sul gruppo in aula. Conseguentemente i docenti hanno riprogettato i loro insegnamenti sulla base di questa metodologia didattica specifica.

Sia la fase di formazione dei docenti sia quella di riprogettazione degli insegnamenti sono state supportate da coach didattici del Centro E-Learning di Ateneo. Inoltre, l’applicazione del TBL ha richiesto la presenza di tutor d’aula per coadiuvare i docenti nelle attività dei gruppi. Questi tutor d’aula sono stati individuati da Unimore attraverso apposti bandi e procedure di selezione.

La verifica dei risultati della sperimentazione, cioè la determinazione dell’efficacia della metodologia formativa adottata, ha previsto la rilevazione delle competenze trasversali all’inizio e alla fine dei corsi in sperimentazione. Il “delta” di competenze misurato è poi stato confrontato con il medesimo “delta” determinato per un gruppo di controllo costituito da studenti che hanno seguito insegnamenti simili, ma non inclusi nella sperimentazione del TBL. Pertanto, per ogni insegnamento in sperimentazione è stato individuato un insegnamento di controllo non soggetto ad intervento.

La misurazione delle competenze trasversali è stata eseguita attraverso un test prodotto da una azienda leader del settore della formazione permanente in realtà aziendali, che ha costruito un test specifico per il progetto. Ogni studente ha affrontato il test nei laboratori informatici dell’Ateneo accedendo ad un link dedicato. La stessa azienda si è anche occupata della metodica di web feedback per la restituzione ai partecipanti degli esiti della misura.

IL PATTO FORMATIVO

Gli studenti dei corsi in sperimentazione hanno ricevuto una valutazione della loro performance attraverso valutazioni in itinere delle esperienze TBL. La valutazione finale ha determinato un punteggio – da un minimo di uno a un massimo di tre punti – che si è aggiunto al punteggio conseguito dallo studente nell’esame finale dell’insegnamento.

Gli studenti che hanno partecipato alla sperimentazione si sono impegnati a: frequentare le lezioni e a partecipare alle attività di TBL durante le quali è stata ammessa al massimo un’assenza; a compilare il questionario pre- e post-corso per valutare il livello di competenze in problem solving e lavoro di gruppo e quello sull’impatto del corso; a compilare il questionario online per formare i gruppi e svolgere i compiti previsti dallo studio individuale (fuori dall’aula). Ai partecipanti è stata rilasciata un’attestazione (digital badge) relativa alle competenze trasversali acquisite nel corso. Anche agli studenti degli insegnamenti di controllo che hanno sostenuto il test è stato rilasciato un digital badge che attesta il grado di competenze che “naturalmente” possiedono.