
«A nulla sono valsi tutti i tentativi messi in atto dalla rsu (rappresentanza sindacale unitaria) e da noi – affermano i rappresentanti di Femca Cisl Emilia Centrale e Filctem Cgil Modena – per trovare una modalità condivisa e meno drastica sulla gestione degli esuberi, che prevedesse l’eventuale uscita dei lavoratori in esubero attraverso il criterio della disponibilità individuale al licenziamento e la contemporanea apertura di un ammortizzatore sociale – quale la cassa integrazione guadagni straordinaria – per valutare meglio l’evolversi della situazione aziendale.
Questo atteggiamento indisponente dell’azienda è del tutto privo di ogni rispetto per quanto le parti sociali, soprattutto in Emilia-Romagna, hanno fatto e stanno facendo con molti sforzi, ormai da diverso tempo e anche nei periodi più duri della crisi, per la tutela dei posti di lavoro, come previsto nel “Patto per attraversare la crisi” e nel successivo “Patto per il Lavoro”.
Non è questo il modo di affrontare le crisi aziendali, è troppo comodo scaricare solo sui lavoratori le cattive gestioni, le inefficienze organizzative, le incapacità manageriali e i mancati investimenti».
I sindacati ricordano che nel 2011 la Kale Italia ha rilevato dal concordato Fincuoghi marchi storici della ceramiche di Sassuolo, quali Edilcuoghi, Edilgres e Campani, ma non ha mai dimostrato nei fatti di credere seriamente nel rilancio delle produzioni. Tanto è vero che nel 2015 ha chiuso lo stabilimento di Borgotaro (Parma), lasciando a casa 122 persone, e subito dopo ha spostato la produzione presso la casa madre in Turchia e altri fornitori, avviando così una lenta ma costante riduzione del personale e dismissione di funzioni.
«Le motivazioni sono sempre state legate alle difficoltà competitive sul mercato e agli eccessivi costi della struttura aziendale. In realtà, come da noi evidenziato già in passato, – sottolineano i ceramisti Cisl e Cgil – sta emergendo ormai chiaramente come fin dall’inizio l’obiettivo fosse acquisire i marchi e trasformare progressivamente l’azienda in un’entità commerciale, con produzioni realizzate prevalentemente all’estero, in barba alle ampie rassicurazioni fornite nel 2011 alle istituzioni, organizzazioni sindacali e Confindustria Ceramica in fase di acquisizione. Non possiamo permettere che tutto ciò avvenga senza reagire. Pertanto avvieremo ogni azione, comprese impugnazioni di licenziamenti e vertenze giudiziarie, per contrastare – concludono Femca Cisl Emilia Centrale e Filctem Cgil Modena – scelte unilaterali che hanno ricadute così pesanti per i lavoratori».


