
La semplicità è il tratto che caratterizza Mons. Zuppi, come semplici, ma dirette sono state le sue parole nell’omelia. Partendo dalla storia di Fiorano e dal suo castello, ha ricordato come le soldatagli spagnole non riuscirono a distruggere l’immagine della Vergine, così la violenza non riuscirà a distruggere la ‘Madre’ Chiesa. “Un castello si può distruggere, ma il male non prevarrà sulla nostra madre”.
Ha quindi ricordato come le parole, anche se scritte in modo digitale, possono fare molto male e produrre sofferenza (Dover dire anche se non ho pensato niente). I giudizi feriscono profondamente e a lungo (Internet: uno strumento da usare e non da essere usati).
Ma ferisce anche l’assenza di parole: “Non ti parlo più!” Fratelli e sorelle che non si parlano più. “Non sappiamo più rivolgerci agli altri con amicizia”. Rendiamo occhio per occhio, dente per dente, ma il male può essere sconfitto soltanto dal bene.
Maria, nelle nozze di Cana, il brano evangelico letto durante la Messa, si guarda intorno e vede quello che manca: il vino. “Noi siamo attentissimi a quello che manca a noi; diventiamo rancorosi, mentre le nostre nonne, pur non avendo niente, si preoccupano di quello che manca ai figli e ai nipoti”. Maria vuole che la nostra festa sia bella e perciò dice: “Fate quello che lui vi dice”. Mi muovo io prima degli altri; mi guardo attorno io, “faccio quello che lui dice”.


