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Parte oggi anche a Modena la campagna #bloccadegrado lanciata da Ance

È il momento di dire basta all’incuria e all’abbandono in cui versano città, infrastrutture, scuole, edifici e spazi verdi del Paese. È il momento di reagire a una burocrazia asfissiante che blocca tutto e peggiora le condizioni di vita di ognuno di noi. Con questo obiettivo prende il via, a partire da oggi 10 maggio, in contemporanea su tutto il territorio nazionale, l’iniziativa dei nastri gialli #bloccadegrado, promossa dall’Ance insieme alla società civile, il mondo produttivo, la filiera e tutti coloro che vogliono reagire all’incuria e al degrado. “Si tratta di una grande mobilitazione civile che punta a coinvolgere direttamente i cittadini”, ha spiegato il presidente di Ance Modena Sandro Grisendi, “che potranno segnalare e condividere facilmente, in prima persona, le situazioni di disagio e di difficoltà che vivono ogni giorno”. Grazie agli strumenti della mobilitazione, nastri, volantini e cartelli che saranno disponibili nella sede di Ance Modena, oltre che scaricabili dal sito www.bloccadegrado.it, sarà possibile scattare foto, condividere sui social network (hashtag #bloccadegrado) e segnalare al sito tutti i casi di degrado e di immobilismo che sono intorno a noi. “Siamo convinti, infatti”, prosegue Grisendi, “che solo una decisa politica di messa in sicurezza del territorio, di riqualificazione del patrimonio edilizio (pensiamo alle frequenti tragedie dovute a eventi naturali), e di rilancio delle infrastrutture e delle opere di manutenzione, possa consentire al Paese di uscire dallo stato di degrado e di crisi economica in cui versa da anni, sostenendo al contempo la manovra economica in via approvazione”. Questa iniziativa segue quella partita qualche mese fa, #sbloccacantieri che ha lo stesso obiettivo, chiedere l’aiuto dei cittadini segnalando le infrastrutture necessarie e il degrado di edifici pubblici e territori che necessitano di interventi urgenti, per i quali non si avviano i lavori. E da questa campagna, #sbloccacantieri, prende il nome il decreto del governo che, ormai alcuni mesi fa, aveva promesso un cambio di passo. Che però non pare possa avvenire a breve. Il decreto legge “Sbloccacantieri”, insieme a quello “Crescita” e al recente Documento di Economia e Finanza, doveva rappresentare un primo segno della volontà di mettere il settore delle costruzioni al centro dell’agenda politica ed economica del Paese. Ma le misure finora adottate sono insufficienti per raggiungere l’obiettivo. Il decreto, infatti, rappresenta poco più di un correttivo all’attuale Codice degli appalti, e non risolve alla radice le grandi criticità che impediscono il rapido utilizzo delle risorse stanziate. C’è un aspetto particolarmente critico nel decreto “Sbloccacantieri” che, pensando di semplificare le procedure di aggiudicazione, dispone di ampliare il sistema definito del “minor prezzo”, applicandolo ai lavori fino a cinque milioni di euro (soglia Ue). Cioè, di fatto, al 95% degli appalti in Italia e questo a scapito di altri sistemi che riconoscerebbero la qualità e la serietà delle imprese. “Voglio chiarire questo tecnicismo”, avverte Grisendi, “perché i suoi effetti negativi possono passare inosservati alla cittadinanza, come credo sia avvenuto anche al legislatore preso dalla volontà di una presunta trasparenza”. Il sistema del minor prezzo comporta la presentazione di un ribasso rispetto ai prezzi di appalto. Risulta vincente l’impresa la cui l’offerta si avvicina maggiormente, salvo qualche minimo correttivo, alla “media delle offerte pervenute”. Così, l’aggiudicazione è una vera lotteria. Il risultato è che con questo sistema non si premiano le imprese di qualità, strutturate che creano occupazione. Infatti, nessun imprenditore serio potrebbe pensare di affidarsi alla sorte per procurare lavoro alla propria impresa. E nemmeno dovrebbe farlo la pubblica amministrazione che intendesse perseguire l’interesse della comunità. “È un sistema che, invece, favorisce le aziende che, senza preoccuparsi di offrire un adeguato livello di preparazione e attrezzature, partecipano più o meno a caso ad ogni gara che vedono pubblicata”, commenta il presidente di Ance Modena. “Si lascia quindi il campo a imprese che sono scatole vuote o che comunque nulla hanno di imprenditoriale, a discapito dei risultati. Le prove? Invito a verificare quali risultati abbiano prodotto le aggiudicazioni al minor prezzo anche sul nostro territorio e a verificare lo stato di quegli appalti”. È essenziale, nel sistema degli appalti, migliorare la selezione delle imprese, premiando la qualità. Per garantire la migliore competizione possibile e tutelare l’interesse pubblico a vedere opere concluse e non solo appaltate. Occorre soprattutto valorizzare il lavoro delle imprese del territorio, perché sono queste che possono dare un grande contributo alle proprie realtà. Occorre, poi, superare la sindrome del “blocco della firma”, che attanaglia la pubblica amministrazione. Un vero “sbloccacantieri” dovrebbe prevedere misure più stringenti per porre fine a quella che si si sta dimostrando una “burocrazia difensiva”. Si smetta di rendere più conveniente agli operatori della pubblica amministrazione il “non fare” rispetto al “fare”. Infine, imprescindibile per la crescita e lo sviluppo del Paese è la lotta ai fenomeni corruttivi, da condurre evitando di legiferare sull’onda emotiva di specifici fatti delittuosi. Peraltro, osservando la recente produzione normativa si ha la netta percezione che il legislatore abbia ormai abbandonato la regola costituzionale della “presunzione di innocenza”. “Su questi temi”, conclude Grisendi, “abbiamo promosso un incontro con altre associazioni di categoria modenesi alle quali abbiamo proposto di attivarci in una mobilitazione congiunta. Credo che a questa iniziativa rivolta al sostegno delle imprese e dell’occupazione debbano essere coinvolti anche i sindacati”.




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