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Cottarelli: “L’economia italiana è fragile”. I dati Lapam della zona di Sassuolo

“L’economia italiana è fragile, come un vaso di vetro, potrebbe bastare uno scossone per creare grosse fratture”. Carlo Cottarelli (già commissario straordinario per la revisione della spesa e attuale direttore dell’osservatorio sulla spesa pubblica dell’Università Cattolica), ospite di Lapam Confartigianato a Sassuolo nell’ambito delle iniziative per i 60 anni dell’associazione, non dosa la medicina, l’economia italiana non sta bene e potrebbero servire cure drastiche: “L’aumento dell’Iva? Se vogliamo mantenere l’obiettivo della diminuzione del deficit rispetto al Pil potrebbe essere necessario”, spiega l’economista davanti a oltre 400 persone presenti al crogiolo Marazzi per l’appuntamento.

“L’efficientamento del Paese è possibile con la giusta spinta politica e assegnando le dovute priorità”, ha poi commentato Cottarelli spiegando che le cose potranno comunque cambiare: “L’Imu sui beni strumentali, ad esempio, può essere tolta e darebbe impulso alle imprese, ma è sempre necessario sapere che le risorse necessarie vanno trovate in altro modo. E poi va combattuta sul serio la burocrazia”.

L’intervento di Cottarelli era stato anticipato sia dalla premiazione di una cinquantina di imprese aderenti a Lapam da oltre 40 anni e dall’intervento del Segretario generale Lapam, Carlo Alberto Rossi che ha illustrato una ricerca dell’ufficio studi dell’associazione.
Il numero di imprese presenti sui comuni di Fiorano, Formigine, Frassinoro, Maranello, Montefiorino, Palagano e Sassuolo nel periodo 2010 – 2018, assistiamo ad un calo progressivo delle imprese attive che da 10.892 del 2010, passano a 10.534 nel 2018, con la chiusura di ben 362 imprese, pari al 3,3%, sul totale complessivo dei sette comuni. Di queste 362 imprese, circa 200 erano aziende manifatturiere. La situazione appare ancor più grave se isoliamo i comuni della montagna, Frassinoro, Montefiorino e Palagano, dove il calo delle imprese attive è pari al 12,8% del totale. Tradotto in numeri nel 2010, nei tre comuni appenninici operavano 772 aziende, nel 2018 queste imprese erano calate a 673, 99 in meno.

“A cosa dobbiamo questa inarrestabile moria? – si è chiesto Rossi -. Infrastrutture inadeguate, eccessivo peso di fisco e burocrazia, politiche del lavoro efficaci che tengano in considerazione le grandi trasformazioni in atto, non ultime quelle imposte dalla sempre più dirompente trasformazione digitale”.

La conclusione è stata tracciata dal Presidente generale Lapam, Gilberto Luppi: “Questo incontro dimostra quello che diciamo da tempo: il tempo delle promesse è finito da un pezzo, attendiamo i fatti. Le imprese che reggono stanno facendo l’impossibile per restare in piedi, la politica deve sostenerle ed evitare di metterle ulteriormente in difficoltà”.





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