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Risultati indagine CNA sui consumatori, alla base di una tavola rotonda con idee e proposte per il settore

Domani, martedì 9 aprile, alle 20,30, l’Hotel RMH Modena Des Arts, a Baggiovara, ospiterà un’iniziativa rivolta ad esaminare le abitudini di consumo dei cittadini modenesi e, sulla base di queste, individuare le strategie di sviluppo sia per i commercianti, sia per le istituzioni, utili per la salvaguardia di un settore così importante per il territorio.

“Commercio, dai numeri alle strategie” è il titolo della serata nella quale, dopo i saluti del presidente provinciale di CNA Claudio Medici, e di quello regionale per ciò che riguarda il commercio ed il turismo, Roberto Masi, parleranno, Vittorio Martinelli, dello Studio MV, curatore di un’analisi commissionata dalla CNA modenese, poi Andrea Dell’Aversano, Matteo Gagliardi e Sara Zacchi, (come il web marketing può servire ai piccoli negozi), Flaviano Celaschi, Presidente Clust-ER Create (Industrie Culturali Creative e Imprese del Turismo), e Ludovica Carla Ferrari, Assessore alle Attività produttive, Turismo e Smart City del Comune di Modena.

La serata si svilupperà sulla base dell’analisi dei comportamenti di acquisto dei consumatori modenesi, che in estrema sintesi appaiono fortemente sbilanciati sui centri commerciali per ciò che riguarda gli alimentari, orientati ai grandi negozi specializzati per gli elettrodomestici, più fedeli ai piccoli negozi per l’abbigliamento. Sono queste le dinamiche dei processi di acquisto dei consumatori modenesi, che la CNA di Modena ha indagato con un’indagine che ha riguardato tutto il territorio provinciale.

“Un lavoro – commenta Roberto masi, presidente di CNA Commercio e Turismo, necessario per proporre interventi concreti, ma anche per indirizzare le strategie e la crescita degli operatori.

I numeri dimostrano il peso della grande distruzione, che assorbe i 2/3 degli acquisti alimentari, e praticamente la stessa quota degli elettrodomestici, mentre per ciò che riguarda l’abbigliamento il peso della Gdo si ferma, si fa per dire, al 42%. Per ciò che riguarda gli acquisti on line, mentre in ambito alimentare siamo ancora su valori esigui (0,2%), il dato inizia ad essere considerevole nell’ambito della moda (7,7%) e, soprattutto, nei settori della tecnologia (10,1%). Da segnalare, sempre nell’abbigliamento, la tenuta degli ambulanti (13,4%), soprattutto in provincia, e il peso degli outlet (4,2). L’abbigliamento è anche il settore in cui più forte è il ruolo dei piccoli negozi, che assorbono quasi il 31% degli acquisti. “Numeri – commenta Masi – che testimoniano la mancanza di equilibrio nella distribuzione commerciale”.

Le ragioni di questo comportamento risiedono essenzialmente nel rapporto qualità prezzo, che, probabilmente anche a causa della crisi, finisce per avere la meglio su altre valutazioni, anche se i piccoli negozi sono considerati di gran lunga migliori di tutti gli altri canali distributivi per il servizio di consulenza e di assistenza che sono in grado di offrire ai clienti.

Sin qui le cause “esterne” alla crisi del commercio. In realtà anche gli operatori sono chiamati ad un passo avanti nelle proprie strategie. A cominciare dall’utilizzo delle varie piattaforme social. La maggioranza dei consumatori – il 54%, ritiene infatti che la loro preparazione in questo campo non sia sufficiente. Del resto, il 60% degli intervistati dichiara che farebbe più acquisti in presenza di vetrine on line, il 57% ritiene utile un’informazione tramite mail sulle offerte speciali, mentre scende al 45% la percentuale di coloro che si farebbero tentare dalle consegne a domicilio. In ogni caso, il 45% dei consumatori si informa rispetto alle offerte commerciali dei negozi preferiti proprio tramite i social, mentre si tratta di mezzi ritenuti importanti anche per i piccoli negozi da due intervistati su tre.

Peraltro, attenzione anche alle chiusure domenicali, perché il 20% dei consumatori dichiara di fare spesso acquisti nei festivi, mentre la maggioranza – il 49% – lo fa qualche volta. Si ferma, invece, al 31% coloro che alla domenica non vanno per negozi. Come conseguenza, favorevoli e contrari alle aperture domenicali si dividono esattamente a metà. Sempre più importante l’accettazione di sistemi di pagamento elettronici, adottato dal 62,4% dei consumatori, mentre i contanti riguardano oggi poco più di tre transazioni su dieci. Il quadro della preparazione degli operatori modenesi è comunque il seguente: professionisti bravi nella consulenza, nella fidelizzazione e nelle tecniche di vendita, un po’ meno nella promozione commerciale.

Rispetto alle aspettative, troviamo la conferma dell’importanza del rapporto prezzo-qualità e, considerazione importante, della specializzazione commerciale. Meno rilevanti la vicinanza e l’assortimento.

Ma secondo i consumatori i piccoli negozi hanno un futuro? Si, per la maggioranza – il 52% – degli intervistati, ma per il 46 % sono destinati a scomparire.

“Questi numeri – commenta Masi – implicano diverse considerazioni. Innanzitutto, che gli operatori commerciali non possono limitarsi a subire i cambiamenti delle abitusini di consumo, ma reagire ad essi crescendo professionalmente, a cominciare dell’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione. Il commercio, in altre parole, non vive più di posizioni di rendita. Ma anche le istituzioni devono fare la loro parte nel sostegno un settore che, come hanno affermato i consumatori nella nostra indagine, contribuisce a rendere più sicura la città (65%) e ad essere un punto di riferimento della comunità (77%). In che modo? Innanzitutto mettendo fine alla politica di sviluppo dei grandi e dei medi centri commerciali, politica che è fuori dal tempo, come dimostrano le difficoltà in cui versano alcuni importanti player della Gdo. E’ un fatto che oggi manchi un reale equilibrio nella rete distributiva, da compensare in diversi modi. Ad esempio, per quanto stimolando la presenza nei centri storici e nei centri di vicinato di nuove attività professionali, come l’artigianato informatico e i servizi alle persone”.

“Le nostre proposte sono diverse. Innanzitutto – propone Masi – sburocratizzando e detassando, per almeno tre anni, i cambi d’uso dei locali del Centro. Poi calmierando gli affitti abbattendo, ad esempio del 50% l’Imu ai proprietari che decidano di ridurre i canoni di locazione dei negozi e laboratori, aderendo ad una specifica convenzione. Poi, ancora, prevedendo sconti su tasse e imposte comunali, come quelle sulla pubblicità, la Tosap ecc. per i primi anni di attività delle nuove imprese che si localizzano nel centro”.