
Impegni e attività svolte sono contenuti in una lettera inviata a tutti i dipendenti, in occasione del termine del mandato, dal presidente Gian Carlo Muzzarelli, dove si ripercorre «la difficile legislatura, iniziata in un clima di grave incertezza sul futuro dell’ente, dove i tagli alle risorse e il ridimensionamento delle competenze sembravano solo il preludio della definitiva abolizione».
Abbiamo affrontato, ricorda Muzzarelli, «la ricostruzione scolastica legata al sisma del 2012 e gli interventi contro i danni dell’alluvione del 2014; su tutti spicca la recente inaugurazione dell’istituto Galilei a Mirandola, ricostruito grazie a un progetto realizzato internamente dai nostri tecnici e con la prossima riapertura del Venturi in via dei Servi a Modena completiamo la ricostruzione delle scuole superiori danneggiate dal sisma».
La Provincia, inoltre, ha concluso diversi interventi per decine di milioni di euro, su strade e scuole, finanziati da altri enti, «contribuendo anche noi, nel nostro piccolo, a fronteggiare la crisi economica» e consolidato con la Regione una collaborazione che ha favorito il passaggio di pezzi importanti della Provincia come l’agricoltura, l’ambiente e i Centri per l’impiego.
Con il referendum istituzionale – rileva Muzzarelli – «i cittadini italiani hanno confermato l’ente Provincia in Costituzione e alla domanda se abbiamo ancora bisogno di un ente di area vasta, io rispondo di si; non solo perché un ente come questo è previsto nella maggior parte dei paesi europei, ma soprattutto alla luce dell’esperienza di questi ultimi anni. Si riparte da qui: la Provincia esiste e deve funzionare al meglio».
Per Muzzarelli, quindi, serve una nuova riforma, «indispensabile perché non possiamo rimanere così, a metà del guado. Non si tratta di tornare al passato. Le nuove Province, infatti, dovranno essere un ente snello e funzionale, dalle forte capacità progettuale e di programmazione, ma soprattutto un ente dotato di risorse proprie, quelle peraltro che ancora oggi incassiamo dalle tasse dei cittadini ma che tuttora dobbiamo trasferire in gran parte allo Stato, mentre dovrebbero rimanere sul territorio per sostenere la competitività del sistema e la difficile fase di ripresa dalla crisi».


