
Il mais, specialmente in annate siccitose e calde come il 2017, è particolarmente esposto al rischio di contaminazione da queste micotossine che vengono prodotte da alcuni funghi (in particolare Fusarium e Aspergillus), molti dei quali sono ubiquitari e sopravvivono comunemente nel terreno o nei residui colturali.
“In prossimità della trebbiatura di questo cereale – spiega la Cia – se nella granella viene superato il limite di 20 ppb (microgrammi /Kg), non può più essere destinata ad uso alimentare, umano o zootecnico. È quindi molto importante che gli agricoltori provvedano alle operazioni di raccolta con la dovuta attenzione, utilizzando preferibilmente mietitrebbiatrici a flusso assiale oppure, utilizzando macchine tradizionali, mantenendo una bassa velocità sia del battitore che di avanzamento. In particolare è necessario che si provveda alle operazioni di raccolta quando l’umidità della granella è sufficientemente elevata, non inferiore al 20%”.
La produzione di mais in Italia, concentrata in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna (pari al 90% del totale nazionale), è in calo negli ultimi anni.
Secondo Nomisma, infatti, negli ultimi 5 anni la flessione produttiva è stata del 19%, a fronte di una domanda che è invece rimasta stabile.
“L’aspetto negativo di questa situazione è stato l’aumento dell’importazione di mais – conclude la Cia – che attualmente incide per il 21% sul consumo totale, dove l’import è per il 93% di origine comunitaria e il 7% extracomunitaria”.
Le regole per contenere la contaminazione
– raccogliere appena possibile, senza attendere che l’umidità della granella si abbassi eccessivamente (non inferiore al 20%);
– regolare la mietitrebbia in modo da lasciare in campo le parti più fini che sono quelle più contaminate da micotossine;
– trebbiare facendo attenzione a causare il minor danno meccanico possibile alla granella (regolazioni, velocità, etc): ogni nuova lesione è una nuova via d’infezione per l’aspergillo;
– ridurre il più possibile i tempi che intercorrono tra raccolta ed essiccazione (max. 24 ore), coordinando quindi la raccolta con la capacità di ricevimento delle strutture di stoccaggio;
– pulire la granella;
– controllare con test rapidi il rischio di contaminazione da aflatossine


