
La motivazione di tale voto contrario non è solo collegata alla consistente perdita (più di 5 milioni di euro) quanto a scelte sbagliate, prettamente politiche piuttosto che imprenditoriali-economiche. «Già da alcuni anni chiediamo che il Consorzio Agrario dell’Emilia concentri tutti gli sforzi nelle attività cosiddette ‘caratteristiche’: vendere prodotti e mezzi tecnici al minor costo possibile; gestire al meglio lo stoccaggio e fornire un’adeguata consulenza e assistenza tecnica consigliando, ad esempio, solo le varietà più apprezzate dal mercato e chiudendo contratti di filiera prima della semina: sono queste le priorità per gli agricoltori».
Poi l’attacco di Confagricoltura, Cia, Copagri e Ugc-Cisl: «Ci sono milioni di euro che se ne vanno in attività non direttamente collegate alle nostre reali esigenze, mentre si riducono o addirittura si bloccano gli investimenti che sarebbero invece necessari al buon funzionamento del Consorzio. Circa due mesi fa – incalzano le organizzazioni riunite in Alleanza per l’Agricoltura che rappresentano oltre il 70% delle aziende agricole in provincia di Bologna – ci siamo opposti alla fusione con il Consorzio Agrario di Ferrara: un’operazione a nostro avviso affrettata, che andrà presto ad appesantire la già difficile gestione amministrativa».
«Siamo convinti che per rendere più competitivo il Consorzio – è la conclusione di Confagricoltura, Cia, Copagri e Ugc-Cisl – si debba invertire la rotta. Siamo certi della necessità di una nuova gestione dettata esclusivamente da una logica imprenditoriale-economica e non ‘politica’».


