
Antonio Montanini (CambiaModena) ha sostenuto che “sarebbe necessario azzardare un po’ di più nel progettare il rilancio del mercato: stiamo forse sottovalutando le potenzialità della struttura e, se vogliamo salvarla, dobbiamo capire cosa vogliono i consumatori in termini di prodotti e di servizi per poter poi determinare un’offerta diversa da quella di oggi, che è standard, e dove manca una valorizzazione delle specialità alimentari modenesi”. Per il consigliere l’elemento chiave su cui puntare “deve essere la distinzione: il mercato deve diventare la migliore rappresentazione della città in campo enogastronomico”.
Auspicando soluzioni che partano “da una visione completa del commercio in città considerando l’esistente e le prospettive di nuove aperture”, Luigia Santoro (Ap) ha chiesto che “non si esca dalla normativa degli ambulanti e non si tentino soluzioni furbette”, chiedendo infine “un necessario e preventivo approfondimento: non posso votare a favore di una delibera che presenta tanti punti dolenti e dimostra una tale approssimazione che dubito possa ottenere effetti positivi. Sembra piuttosto l’ennesima confusa prova, e gli esperimenti possono dare risultati positivi solo se correttamente impostati”.
“Se vogliamo che il mercato Albinelli muoia non dobbiamo fare altro che dire no a tutto”. È l’affermazione dalla quale è partito il consigliere di Sel Marco Cugusi: “Se invece vogliamo rivitalizzarlo – ha proseguito – allora questa modifica del regolamento è benvenuta perché è l’inizio di una trasformazione profondamente necessaria che deve essere condivisa con gli operatori, molti dei quali sono d’accordo. L’Albinelli può diventare un simbolo della città e un luogo di aggregazione ma bisogna studiare forme di promozione nuova, prevedere anche i non ambulanti, pensare ad attività che diano spazio ai giovani con idee innovative, ma senza snaturare la tipologia particolare della struttura”.
Andrea Galli, per FI; ha osservato che “il mercato va riprogettato con urgenza se no continueremo a perdere stalli. I commercianti dell’Albinelli sono minacciati dal cambio dei consumi e dai negozi, come quelli dei pakistani che hanno una diffusione capillare e sono aperti con orari lunghi. A Bologna – ha proseguito Galli – nella zona di via Clavature, le attività commerciali sono riuscite a innovare, integrando con la somministrazione di alimenti e bevande da consumare sul posto e mantenendo un’identità fortissima. Cambiare gli orari o ridurre i costi di pulizia, sono dettagli. Dobbiamo dare ai commercianti gli strumenti per guadagnare”. Anche per Adolfo Morandi “è giusto rendere il mercato più flessibile e aperto, lasciando spazio alle idee innovative”. Il consigliere si è poi detto stupito dall’emendamento “che mette vincoli e limitazioni e quindi mi sembra andare nella direzione contraria: diminuire la possibilità di dare spazio a operatori diversi per non snaturare il mercato è negare l’evidenza perché tutti i posti sono a rischio”.
Per Luca Fantoni (M5s) “il regolamento punta a far evolvere l’Albinelli ma quello che manca è un progetto vero per il mercato. Con il Patto si cerca di guardare al futuro ma siamo già in ritardo e non abbiamo un punto d’arrivo definito. I turisti visitano il mercato ma non fanno acquisti, quindi bisogna per forza introdurre la possibilità di somministrazione. La delibera è un primo passo, ma affronta solo una parte della questione mentre noi vogliamo un progetto chiaro”. E Mario Bussetti, evidenziando come la proliferazione di attività commerciali in città dreni il fatturato del mercato, ha chiesto di valutare i risultati delle sperimentazioni delle aperture serali per capire in che direzione andare.
Per Marco Chincarini di Per me Modena, l’emendamento aggiunge chiarezza al regolamento: “Una ristrutturazione, da fare insieme agli operatori, è necessario ma il mercato è ancora regolamentato come ambulante ed è necessario preservare vocazione e vincoli della struttura. L’atteggiamento che dobbiamo assumere – ha concluso – è valutare con calma le ipotesi di rilancio, e con il Patto siamo entrati nel merito della questione, considerando tutti i problemi sul terreno”.


