
Le scienze cognitive, sviluppate soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, pongono al centro del proprio programma di ricerca la cosiddetta teoria rappresentazionale o computazionale, secondo la quale la mente è un vero e proprio calcolatore biologico, che basa i propri calcoli relativi all’agire umano sulle cosiddette “rappresentazioni mentali”. Questa teoria, a cui ha dato un contributo determinante il filosofo e scienziato cognitivo statunitense Jerry Fodor, non è esente da limiti e contraddizioni. La mente, così come è pensata dalla teoria rappresentazionale, è e deve essere vuota – spiega Cimatti. Non solo questa mente non pensa nulla, ma le è anche preclusa la possibilità stessa di accedere al mondo, è perciò isolata e senza contatti con ciò che si trova al di fuori di sé. In realtà – prosegue Cimatti – non è nemmeno in rapporto con se stessa, perché una forma, in quanto forma, non sa nulla, semmai è qualcosa, una cieca e inconsapevole cosa. Ma se questa è la sconsolante conclusione a cui arriva il cognitivismo rappresentazionalista, che sostiene di sé d’essere l’unico approccio scientifico (e naturalistico) alla mente, in che senso questa è ancora una mente? E in che senso può dirsi scientifica una teoria di un oggetto che ha come conclusione fondamentale che quello stesso oggetto non esiste?
La conferenza si tiene nel Teatro della Fondazione, con inizio alle ore 17,30. L’incontro sarà trasmesso anche in diretta web collegandosi al sito www.fondazionesancarlo.it. La conferenza, come tutte le altre del ciclo, sarà inserita nell’archivio conferenze presente sullo stesso sito, da cui potrà essere scaricata gratuitamente. A richiesta si rilasciano attestati di partecipazione. Il ciclo di lezioni gode dell’accredito ministeriale per la formazione del personale della scuola (DM 18 luglio 2005).


