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Spettacolo, calano i consumi in Emilia-Romagna, ma il sistema regionale nel quinquennio dal 2007 tiene rispetto al dato nazionale





Cresce la spesa per lo spettacolo in Emilia-Romagna, un sistema che rispetto ai dati nazionali tiene e che nel cinema registra il secondo posto in Italia. Quindi la regione, per quanto concerne lo spettacolo dal vivo, pur manifestando alcuni segnali non positivi risente in maniera più contenuta della crisi generale che investe il settore. E se da una parte si conferma come terzo polo nazionale dopo Lazio e Lombardia, dall’altra rivela importanti cambiamenti nelle linee di tendenza dell’offerta e della domanda tra i singoli settori. Il cinema si allinea, un linea di massima, con gli andamenti nazionali. A livello economico, gli incassi complessivi del 2011 sono stati di 125.291.000 euro.

Sono dati che emergono da uno studio dell’Osservatorio dello Spettacolo della Regione Emilia-Romagna, riguardante l’offerta e la domanda di spettacolo per un quinquennio a partire dal 2007. Dati che vengono commentati dall’assessore regionale alla Cultura, Massimo Mezzetti, che li ha oggi presentati nella Commissione regionale competente: “Il settore, nonostante la crisi, si conferma come una delle aree più vitali del nostro sistema economico. Come le stesse cifre ci confermano, l’industria della creatività e della cultura è terreno di crescita e sviluppo ben al di là della comune percezione che tende ad assegnare a questo settore un ruolo subalterno, anche all’interno delle amministrazioni pubbliche, al contrario di quanto avviene nel resto dei Paesi evoluti”.

Le cifre

Nel 2011 gli abitanti dell’Emilia-Romagna hanno speso per assistere agli spettacoli dal vivo (prosa, concerti classici, jazz e di musica leggera, lirica, balletto e danza) oltre 53,5 milioni di euro, i biglietti venduti sono stati 3.069.862, per un totale di 15.797 rappresentazioni, un’incidenza rispetto al paese pari al 10,1% dell’offerta e al 9,3% degli spettatori.

Paragonando i dati al 2010 si registra un aumento della spesa pari al 3,3% (a livello nazionale c’è un decremento dello 0,9%), un calo dell’1,3% degli spettatori (-0,3% nel paese), un decremento dell’1,8% delle rappresentazioni (-3,6% nel paese).

Ma nel lungo periodo, tra il 2007 e il 2011, il sistema regionale dello spettacolo registra complessivamente, rispetto all’Italia, una tenuta decisamente maggiore, infatti mentre la spesa regionale aumenta del 17,9% (in linea con l’inflazione), a livello nazionale aumenta solo del 2,8%; gli spettatori restano di fatto costanti (-0,6% contro un -5,6% nazionale); le recite calano del 14% contro un -16,2% del paese.

Nel 2011 sono stati realizzati 35 eventi ogni 10.000 abitanti (la media nazionale ne indica 26), con una media di 69 spettatori (contro i 54 del paese). La spesa pro-capite annua si attesta sui 12 euro (sono 10 in Italia).

Va sottolineato che gli andamenti dei singoli generi non sono allineati, come dimostra l’insieme dei dati. Per le attività concertistiche, si registra una certa diminuzione del numero dei concerti ma anche un forte aumento degli incassi e degli spettatori (in particolare tra il 2011 e il 2010 la musica leggera vede aumentare gli spettatori del 11,7% e la musica jazz del 16,9%).

La lirica (che comprende anche l’operetta) segna complessivamente risultati alterni. Nel biennio 2011- 2010 aumenta infatti considerevolmente l’offerta (+ 14,2%), ma calano sia gli spettatori (-8,2%), sia gli incassi (-9,6%).

La prosa vede un calo complessivo, con una diminuzione dell’8,2% degli spettatori nel biennio considerato, con tutto quanto ne consegue in termini di incassi. Di segno opposto è la danza che vede nello stesso periodo un incremento della spesa del 37,6%, degli spettatori, del 16,6%, delle recite pari al 22,3%.

Nell’arco del 2007-2011, il periodo complessivo preso in esame, gli andamenti negativi vedono una forte accentuazione nell’ultimo biennio, a conferma delle ricadute della crisi economica.

Il cinema

Per quanto concerne il cinema, nel 2011 la spesa degli spettatori è stata di 71 milioni e 735.000 euro, mentre sono stati venduti 11.268.848 biglietti, per un totale di 257.963 rappresentazioni.

L’Emilia-Romagna è stata la seconda regione italiana per numero di biglietti venduti rispetto alla popolazione: 253 ogni 100 abitanti (il primato spetta alla Lombardia con 277).

Tra il 2001 e il 2010 sono aumentate le rappresentazioni del 13%, ma sono diminuiti la spesa (-9,6%) e gli spettatori (-9,3).

Va qui sottolineato che nel biennio 2007-2011, viceversa la spesa del pubblico era aumentata del 6% e gli spettatori erano calati solo del 3,5%.

Lo spettacolo cinematografico ha scontato nel 2011 il risultato estremamente positivo fatto registrare nel 2010 a livello regionale e a livello nazionale con oltre 120 milioni di ingressi rilasciati (il risultato migliore dal 1986).

Il cinema si allinea, un linea di massima, con gli andamenti nazionali. Un riflesso evidente del calo del pubblico in questo settore è riscontrabile nella percentuale di riempimento delle sale – equivalente al rapporto tra i posti disponibili e quelli effettivamente venduti – che in regione è passata dal 23,9% del 2010 al 17,7% del 2011.

Occupazione e mercato del lavoro

L’Osservatorio ha presentato i risultati dello studio Occupazione e mercato del lavoro nello spettacolo in Emilia-Romagna, condotto attraverso indagini statistiche e interventi di esperti.

I professionisti in Emilia-Romagna (la cui popolazione corrisponde al 7,3% del totale del Paese) sono complessivamente 9.671, di cui 7.666 nello spettacolo dal vivo (il 10,7% del dato nazionale) e 2.005 nel cinema (il 2,4% del dato nazionale).

Nel triennio 2009-2011 i lavoratori del settore teatro sono calati in regione del 2,5% e quelli del settore musica e danza del 14,1%; negli ultimi dieci anni (dal 2002 al 2011) complessivamente i lavoratori dello spettacolo dal vivo sono calati dell’11,3% in Italia e del 22,5% in Emilia-Romagna.

Va rilevato che il calo è di fatto da addebitare, sia a livello nazionale sia a livello regionale, al settore artistico; in regione si registra nel decennio, viceversa, un incremento delle figure tecniche, amministrative e organizzative. Queste ultime sono aumentate del 38,9%.

Per quanto riguarda il cinema nel triennio 2009-2011 i lavoratori sono diminuiti del 2,6% mentre nel periodo 2002-2011 sono aumentati del 31%.

Nel 2011 il reddito complessivo dei lavoratori dello spettacolo in Emilia-Romagna è stato di 73.730.000 euro.

I finanziamenti regionali

Per quanto concerne i finanziamenti assegnati nel 2012, la Regione Emilia-Romagna ha attribuito allo spettacolo dal vivo un finanziamento complessivo pari a 17.188.000, con un incremento rispetto al 2011 pari all’8,8%; l’intervento regionale ha consentito di fatto un riequilibrio a fronte del calo dei finanziamenti ministeriali.

Riguardo le attività cinematografiche, l’entità dei finanziamenti a esse assegnate dalla Regione Emilia-Romagna nel 2012, ammonta a 1.264.000 euro, con una riduzione del 9% rispetto all’anno precedente. Le attività cinematografiche sono principalmente concentrate su Bologna, che vede, prima fra tutte, la presenza della Fondazione Cineteca di Bologna.

IN COMMISSIONE I DATI DELL’OSSERVATORIO REGIONALE

La commissione “Turismo cultura scuola formazione lavoro sport” ha esaminato il rapporto sintetico sul 2012 predisposto dall’Osservatorio regionale dello spettacolo, con i dati più significativi riferiti alla domanda e offerta di spettacolo dal vivo e di cinema, alla quantità e qualità dell’occupazione, alle dimensioni dei finanziamenti ministeriali (Fus) e della Regione.

L’andamento dei consumi mostra una sostanziale tenuta, in controtendenza con i dati nazionali. Si assiste a un leggero calo del numero degli spettatori e delle rappresentazioni e a un leggero aumento della spesa al botteghino, e l’Emilia-Romagna si conferma come la terza regione italiana – dopo Lombardia e Lazio – sia nella produzione che nel consumo dello spettacolo dal vivo (prosa, musica e danza).

Il settore dà lavoro a quasi 10mila persone (un quarto nel cinema), ma nell’ultimo decennio il numero degli occupati è diminuito di oltre il 10%, a fronte di un lieve aumento medio delle giornate lavorate. Una ricerca condotta su un campione largamente rappresentativo (oltre 2.700 lavoratori) evidenzia come solo il 21% degli occupati abbia un contratto a tempo indeterminato, e solo un quarto abbia svolto più di 120 giornate lavorative nell’ultimo anno.

IL Fus (Fondo unico dello spettacolo) ha ridotto progressivamente i suoi stanziamenti per i soggetti attivi in questo territorio nello spettacolo dal vivo, e il bilancio della Regione ha cercato di compensarne gli effetti: nel 2012, i contributi pubblici ammontano a 45 milioni di euro (28 dal Fus, 17 dalla Regione).

Quanto al cinema e al sostegno alla necessaria digitalizzazione delle sale, la Regione ha impegnato 4 milioni di euro su due distinti bandi: la fase istruttoria non è ancora completata, ma dovrebbero esserci le risorse per sostenere la copertura del 50% degli investimenti per tutti i soggetti che hanno presentato domanda.

Nel 2011, in Emilia-Romagna si sono tenute 15.797 rappresentazioni dal vivo (10,1% del totale nazionale) con oltre 3 milioni di biglietti al botteghino (9,3% del dato nazionale), per una spesa complessiva di 54 milioni di euro (8,7%). Il numero delle rappresentazioni è in costante calo: erano 18.374 nel 2007, sono scese del 14% in quattro anni (del resto, in Italia, il calo è stato ancora più pronunciato: – 16,2%).

Il dato degli spettatori, invece, mostra una variazione minima: erano 3.089.860 nel 2007, sono saliti a 3.172.974 nel 2008, per poi attestarsi sui 3.069.862 che la SIAE ha identificato nel 2011: fra il 2011 e il 2007, si assiste, dunque, alla diminuzione dello 0,6%, a fronte di un meno 5,6% a livello nazionale.

Infine – sempre a proposito di prosa, musica e danza – la spesa del pubblico è cresciuta del 18,9% fra il 2007 e il 2011, mentre in Italia cresceva solo del 2,8%; persino in piena crisi economica, fra il 2011 e il 2011, quest’ultimo dato regionale mostra il segno più (+4,2%). La spesa pro-capite dell’italiano medio è di 10 euro – dato 2011 – quella dell’emiliano-romagnolo è di 12 (inferiore a Lombardia, Veneto e Lazio).

A livello provinciale, enucleando il dato delle rappresentazioni dal vivo ogni 10.000 abitanti, spiccano Ravenna (51), Piacenza (45) e Bologna (44), su una media regionale di 35. Analoga valutazione è stata fatta dall’Osservatorio regionale sullo spettacolo a proposito del numero di spettatori: e in questo caso (per 100 abitanti) spicca Bologna (93, davanti a Reggio Emilia (72) e Rimini (69), a fronte di una media regionale di 69. Le province di Bologna, Reggio Emilia e Parma sono quelle in cui la spesa pro-capite è più elevata, Modena quella in cui è più bassa.

L’andamento del cinema, dopo anni in cui si è esaurita la spinta ad aprire multisale, mostra un costante aumento del numero delle rappresentazioni, raddoppiate fra il 2007 e il 2011, mentre il numero dei biglietti strappati si è attestato sopra gli 11 milioni, il 3,5% in meno rispetto al 2007; l’aumento del prezzo dei biglietti ha ampiamente compensato questa riduzione, l’incasso nelle sale cinematografiche nel 2011 è stato di oltre 71 milioni di euro, rispetto ai 67,9 di quattro anni prima (+ 6,0%). I prezzi per il cinema, in Emilia-Romagna sono cresciuti più della media nazionale.

Nel dibattito in commissione, sono intervenuti i consiglieri Paola Marani (Pd), Andrea Defranceschi (M5stelle), Thomas Casadei (Pd), Giuseppe Pagani (PD) e l’assessore alla Cultura, Massimo Mezzetti.