Home Economia Assemblea Ance Modena: “l’impegno di tutti per il rilancio del settore edile”

Assemblea Ance Modena: “l’impegno di tutti per il rilancio del settore edile”






Betti_BuiaSi è svolta oggi, presso la sede degli industriali modenesi, l’Assemblea generale di Ance Modena. Al presidente Stefano Betti è spettato il compito di dare conto della gravissima situazione congiunturale che sta attraversando il settore e delle iniziative dell’associazione. All’incontro è intervenuto Gabriele Buia, presidente di Ance Emilia-Romagna e vicepresidente di Ance nazionale.

La situazione nazionale

«La crisi economico finanziaria che ha investito il nostro Paese sta trascinando il settore delle costruzioni nella recessione più grave dal dopoguerra a oggi», ha spiegato Stefano Betti. «Per avere un’idea della situazione basta controllare gli investimenti in costruzioni: negli ultimi tre-quattro anni sono diminuiti a tal punto che bisogna risalire agli anni Sessanta per trovare un ammontare di investimenti così basso come quello attuale».

Nel solo 2012 gli investimenti in costruzioni registrano una flessione del 7,6 per cento in termini reali; a fine 2013 il settore delle costruzioni avrà perso, in sei anni, circa il 30 per cento degli investimenti. Soffrono tutti i comparti, e solo la riqualificazione degli immobili residenziali mostra una tenuta dei livelli produttivi (+12,6 per cento). Gli effetti sull’occupazione e sulle imprese sono pesantissimi: le costruzioni hanno perso 360.000 posti di lavoro, che raggiungono i 550.000 considerando anche i settori collegati.

Eppure si tratta di un settore importante, in grado di dare impulsi che si riflettono su moltissimi comparti del sistema economico. Per rendersi conto delle potenzialità dell’edilizia, una domanda aggiuntiva di un miliardo nelle costruzioni genera una ricaduta complessiva nell’intero sistema economico di 3,3 miliardi di euro e un aumento di 17.000 occupati, di cui 11.000 nelle costruzioni e 6.000 nei settori collegati.

La situazione modenese

Il quadro modenese è ugualmente sconfortante: secondo i dati della Cassa edili provinciale, dal 2007 a oggi mancano all’appello 717 imprese (-36,7 per cento) e 2.941 addetti (considerando solo i lavoratori nei cantieri), con una contrazione del 30,2 per cento. Il trend dell’ultimo anno continua a mostrare flessioni a due cifre percentuali: a ottobre 2011 il calo delle imprese attive (con inevitabili ripercussioni sull’occupazione) rispetto allo stesso periodo dell’anno prima era del 10,8 per cento, del 14,8 per cento a febbraio 2012 e dell’11,4 per cento a giugno. Negli ultimi tre mesi della rilevazione (luglio, agosto e settembre) la flessione è meno accentuata (rispettivamente -9,6, -3,1 e -2,9 per cento) ma ancora persistente, tanto che è presto per parlare di inversione di tendenza. Altalenante, ma con percentuali sempre significative, l’incremento delle ore di cassa integrazione; negli ultimi mesi presi in esame, anche a fronte di una minore flessione delle imprese, il ricorso alla Cig è comunque in crescita del 50 per cento circa.

«Il 2012 è stato ulteriormente peggiorato dal disastro che si è abbattuto a maggio sulla nostra provincia», ha ricordato Betti. «Per colpa del terremoto i nostri imprenditori e i loro collaboratori hanno vissuto mesi e mesi particolarmente difficili. È importante ricordare, tra l’altro, che proprio come gli imprenditori e i lavoratori di tutti gli altri settori, ci siamo rimboccati le maniche, mettendoci a disposizione, lavorando in moltissimi casi senza sosta per obiettivi importanti, dallo smaltimento delle macerie alla costruzione delle scuole e delle strutture provvisorie. È anche grazie al nostro responsabile contributo che l’anno scolastico è potuto cominciare con il minor disagio possibile, che diversi reparti degli ospedali e degli ambulatori dell’Area Nord hanno ripreso a funzionare. Ma a sette mesi dal sisma quasi nessuno è stato ancora pagato».

E sempre sullo stesso tema, Stefano Betti plaude all’approvazione della legge regionale approvata il 18 dicembre sulla ricostruzione nei centri urbani, nelle zone produttive e rurali, che prevede procedure semplificate, miglioramento delle prestazioni sismiche ed energetiche degli edifici tutelando il patrimonio storico-culturale. «In particolare è importante l’introduzione delle Umi (Unità minime di intervento), aggregati edilizi da recuperare attraverso un unico progetto. Viene incontro a un’esigenza di molte case nei centri storici, inserite in ‘stecche’ dove ognuna ha danni diversi ma influisce sulla stabilità dell’altra». Il piano per la ricostruzione riguarda anche edifici rurali e attività produttive. «Consente ai Comuni di introdurre necessarie modifiche ai piani regolatori e Psc», continua Betti, «per consentire una più rapida e razionale ricostruzione delle industrie. Però i tempi di approvazione degli strumenti sono rimasti troppo lunghi».

«Più in generale, di fronte a uno scenario come quello descritto, diventano indispensabili misure in grado di invertire le tendenze attuali, per dare risposte alla domanda abitativa, infrastrutturale e di riqualificazione urbana, stimolando la crescita sostenibile delle nostre realtà così come dell’intero Paese», ha ribadito Betti.

Un tema che vede particolarmente impegnata Ance Modena è quello dell’housing sociale. «In un momento in cui la crisi economica sta colpendo in modo pesante le famiglie, con una costante crescita degli sfratti per morosità, impossibilità a onorare le rate di mutuo e perfino gli oneri correnti di condominio e fiscali», avverte Betti, «occorre attivare una nuova politica per la casa, e quindi per la città. Noi intendiamo sostenere il progetto di housing sociale per creare un’offerta di abitazioni per la locazione a canoni bassi (350 euro al mese) per soddisfare le esigenze di una fascia sociale debole, che è in continua crescita».

I problemi che pesano sul settore delle costruzioni sono diversi e investono anche il territorio modenese: dalla drastica riduzione della spesa per investimenti pubblici all’inaccettabile fenomeno dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione, dal credit crunch delle banche all’appesantimento fiscale.

«Non possiamo tacere che il ritardo cronico nei pagamenti della pubblica amministrazione, centrale e locale, trasforma le imprese in una sorta di “ente finanziatore dello Stato” e mette a rischio la loro stessa sopravvivenza», avverte Gabriele Buia, presidente di Ance Emilia-Romagna e vicepresidente di Ance nazionale. La dimensione finanziaria di questi ritardi ha raggiunto ormai i 19 miliardi di euro sui 70 stimati dalla Banca d’Italia e questo importo è in costante crescita. «La novità è che dal 1°gennaio 2013 entra i vigore la nuova direttiva europea sui termini di pagamento, che dovrebbe evitare ulteriori aumento dei ritardi: occorre monitorare attentamente se la nuova normativa produrrà gli effetti auspicati di miglioramento delle condizioni di pagamento alle imprese».

«Altro elemento fondamentale», continua Buia, «per il settore è riattivare il circuito finanziario, ora bloccato sia per le imprese, cui è sempre più difficile accedere ai finanziamenti per gli investimenti, sia per le famiglie, che non riescono più ad accedere ai mutui per l’acquisto della casa. È di questi ultimi giorni la notizia dell’attivazione di un tavolo di lavoro Ance-Abi per il rilancio dell’edilizia. L’auspicio è che possa servire a modificare l’attuale situazione».

E vista la scadenza appena chiusa per il pagamento dell’Imu, Buia non risparmia la critica. «La tassazione di tutte le aree e dei fabbricati costruiti e destinati alla vendita è un caso senza precedenti: è di fatto l’unica forma di tassazione sull’invenduto tra i settori industriali e, come tale, illegittima per la disparità di trattamento rispetto alle altre attività produttive».

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