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Reggio Emilia preoccupata per i danni indotti dal maltempo





Si precisano ogni giorno di più i danni che il periodo di maltempo da poco trascorso ha provocato al settore agricolo reggiano, territorio dove sono caduti mediamente dal primo giugno 140 millimetri di piaggia in montagna e 130 in pianura.

Oggi è il direttore della Cia provinciale Francesco Zambonini a fare il punto: “Stiamo raccogliendo elementi e ci rendiamo conto man mano dei danni diretti ma anche di quelli indotti. Per quanto riguarda i cereali, possiamo stimare una perdita di produzione dal 20 al 30%, considerando l’effetto diretto sulla maturazione, ma anche lo sviluppo di attacchi fungini e la vastità degli ‘allettamenti’ soprattutto sull’orzo; il cereale steso dal maltempo infatti, maturerà male e ci sarà un’ulteriore perdita a causa delle difficoltà che le macchine avranno durante la raccolta. Il mais, sta manifestando a sua volta problemi di allettamento. Per quanto riguarda i foraggi, i problemi sono di perdita quantitativa ma anche qualitativa in montagna, più che altro qualitativa nelle aree di pianura. Tra le colture erbacee sembra avrà grossi problemi, causa forti attacchi di peronospora, il pomodoro. La vite invece sembra essere stata difesa piuttosto bene dalla peronospora, ragionando però di problemi indiretti, va detto che avendo dovuto ricorrere più volte ai fitofarmaci ‘sistemici’, i costi di difesa risultano triplicati rispetto al normale”.
“Tutto questo –conclude il direttore Cia- ci fa ritenere necessario che da parte della Re-gione Emilia-Romagna si attui un monitoraggio attento della situazione, per aprire even-talmente la dichiarazione di stato di calamità naturale”.

Il responsabile ambiente della stessa Cia, Antonio Senza, si sofferma invece su altri aspetti messi in luce dal maltempo: “Si manifesta con chiarezza il fatto che il nostro terri-torio agricolo è stato trascurato ed ignorato. La mancanza di una visione comune e di un efficace coordinamento tra gli Enti pubblici ha portato al moltiplicarsi di insediamenti urba-ni ed industriali senza la previsione del rischio idraulico connesso. L’eccessiva antropizza-zione ed impermeabilizzazione del territorio, che grava per lo scolo delle acque su una rete idraulica costruita oltre un secolo fa, porta al ripetersi di episodi di allagamenti per la tra-cimazione di corsi d’acqua, per la cattiva manutenzione, per l’eccessivo carico d’acqua, per la sua più rapida corsa verso i corsi d’acqua, per il livello del Po che rende più difficile lo scarico delle nostre acque nel suo alveo”.
“Al di là dei discorsi di circostanza -aggiunge Senza- preoccupa il persistere di una man-canza di coordinamento tra istituzioni, consorzi di bonifica e settori produttivi, ed il fatto che sul rifacimento della rete idraulica di bonifica, che necessita di forti investimenti per adeguarla alla situazione attuale territorio, non si vedano da anni che promesse, che non servono a pagare i lavori necessari”.