Home Bologna Pakistano scagionato dopo 1 anno carcere, rischia espatrio

Pakistano scagionato dopo 1 anno carcere, rischia espatrio

Accusato insieme ad altre cinque persone di abusi sessuali su una bambina di 11 anni, ha trascorso quasi un anno agli arresti, poi e’ stato rimesso in liberta’ con obbligo di dimora che poco tempo fa e’ stato cancellato da un provvedimento del tribunale del riesame di Bologna, che lo ha praticamente scagionato. L’uomo, un pakistano di 28 anni, in regola con il permesso di soggiorno e che aveva un regolare impiego, ora pero’ sta trovando difficolta’ per rinnovare il permesso di soggiorno.


La richiesta di rinnovo inizialmente era stata negata, poi i suoi legali, avvocati Piero Gennari e Antonio Petroncini, sono riusciti ad ottenere un riesame. Pero’, per ottenere il permesso e’ necessario avere nell’arco dell’anno un reddito minimo. Lui e’ stato arrestato a luglio 2004 e quindi ha potuto avere un reddito solo nei primi sei mesi dell’anno. Era impiegato come socio di una cooperativa che macella il bestiame. In quei sei mesi ha guadagnato una cifra superiore al minimo, oltre 7000 euro. Ma essendo socio cooperatore ne risultano solo la meta’.
Ora i suoi avvocati stanno cercando di ottenere una dichiarazione della cooperativa che dovrebbe risolvere definitivamente in maniera positiva la situazione. Intanto senza il permesso di soggiorno non puo’ lavorare e vive della ospitalita’ di connazionali. In Italia e’ dal giugno 2002. Ai primi di luglio 2004 l’arresto, il 23 giugno 2005 e’ stato scarcerato. ”Se fosse stato arrestato a febbraio – si chiedono i due legali che lo assistono – e quindi avesse avuto solo due stipendi, cosa sarebbe successo?”.


Contro di lui c’erano le dichiarazioni della ragazzina. Ma una consulenza tecnica disposta dal Gip – ricordano i giudici del riesame nella loro ordinanza – ha introdotto ”notevoli elementi di dubbio in ordine all’attendibilita’, e alla conseguente utilizzabilita’, delle dichiarazioni rese dalla minore”. Le consulenti del Gip – sottolineano ancora i giudici – ”hanno aspramente criticato il modus operandi dell’audizione della minore da parte del consulente allora nominato dal Pm. Si afferma in particolare che l’audizione e’ avvenuta violando i piu’ elementari canoni vigenti in materia, offrendo alla bambina, in particolare, ricompense a fronte di dichiarazioni compiacenti, rivolgendole domande incalzanti e suggestive, e , cio’ che stupisce e al contempo allarma, suggerendole a volte le risposte. Si conclude che la testimonianza cosi’ raccolta, dato l’evidente deficit intellettivo delle bambina e le sue profonde carenze affettive e relazionali, non possa assumere qualsivoglia valenza dal punto di vista giuridico”. La bambina in base al parere dei periti ha ”un disturbo del pensiero che inficia la sua situazione personale e le sue dichiarazioni: la ragazzina non e’ in grado di percepire e rappresentarsi correttamente la realta’ e di riferirla”.


Nell’inchiesta vennero arrestati anche i genitori della bambina con l’accusa di aver permesso a quattro loro conoscenti, il pakistano che viveva nell’appartamento vicino, un quarantottenne e due ultrasettantenni, di compiere abusi sessuali sulla ragazzina e sul fratellino di sette.