» Bologna - Cronaca

Processo Biagi: Morandi espulso di forza dall’aula

Il presunto brigatista Roberto Morandi e’ stato espulso di forza da almeno cinque agenti della polizia penitenziaria dopo che era stato scacciato dall’aula su ordine del presidente della Corte d’Assise Libero Mancuso.
Portato via di forza dalla gabbia Morandi ha urlato: ”Viva le Brigate Rosse”. Il tutto e’ accaduto dopo che Nadia Desdemona Lioce aveva iniziato a leggere un documento di rivendicazione.

Il presidente Libero Mancuso ha
ordinato l’espulsione di Roberto Morandi quando quest’ultimo, dalla gabbia, ha gridato, riferendosi all’omicidio di Marco Biagi: ”E’ un legittimo atto di guerra contro lo stato”. Al che, Mancuso e’ esploso: ”Lei e’ espulso”.
Subito gli uomini della polizia penitenziaria hanno aperto la cella mentre Morandi se ne stava in piedi immobile: ma quando l’hanno afferrato il militante Br ha tentato di divincolarsi violentemente e li’ e’ nato un parapiglia con diversi agenti.
Nel frattempo, dalla cella a fianco Diana Blefari Melazzi ha gridato: ”Che gli state facendo”. Proprio in quegli attimi dal retro dell’aula si sentivano alcuni rumori, come di colluttazione.

Il parapiglia ha avuto origine
quando il Pm Paolo Giovagnoli, ha chiesto al presidente che Nadia Desdemona Lioce smettesse di leggere il suo documento, che doveva essere di dichiarazioni spontanee, prima che la corte d’assise si ritirasse in camera di consiglio: ”Presidente – ha detto Giovagnoli – mi oppongo chiedo che questo proclama non venga letto perche’ si tratta di apologia di reato”. Nadia Desdemona Lioce fino a quel momento aveva letto da un foglio protocollo per circa quattro minuti.
Dopo la richiesta del Pm si e’ acceso un violento scambio di battute tra il presidente Mancuso e la stessa Lioce: ”Questo documento e’ estraneo alla sua posizione difensiva e io non posso tollerare che lo legga”. E la Lioce ha risposto: ”Ma questa e’ la motivazione politica di cio’ che e’ accaduto”.
Nella parte del documento letta la militante delle Brigate Rosse aveva fra l’altro rivendicato nuovamente l’assassinio del giuslavorista: ”A tre anni dall’azione Biagi si puo’ cogliere la sua incidenza politica, perche’ e’ stato attaccato il progetto di riforma politica e sociale”.





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