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Liberi professionisti, firmato Protocollo in Regione: via alla sperimentazione degli Sportelli per il lavoro autonomo

Due su tre hanno un titolo di laurea o post-laurea, circa il 70% è iscritto ad un Ordine professionale, quasi 4 su 10 sono donne e il 18% sono anche datori di lavoro, ha cioè dei dipendenti. È la fotografia dei liberi professionisti in Emilia-Romagna, un ‘esercito’ di circa 110 mila persone (il 6% degli occupati in regione, 8% di quelli attivi in Italia), che tocca quota 120 mila unità se si include anche chi svolgere la professione come attività secondaria. Gli occupati liberi professionisti, con un aumento del 15% nel 2017, sono cresciuti dal 2008 più di tutte le altre tipologie lavorative (dipendenti e indipendenti) di pari passo alla consistente crescita del settore dei servizi alle imprese. La metà di loro (49%) lavora nelle attività immobiliari, dei servizi alle imprese nonché attività professionali e imprenditoriali tra cui sono comprese attività legali, amministrative, gestionali, professioni tecniche e di tipo scientifico.

I dati sono contenuti nel Rapporto curato da Ervet su “Occupazione indipendente e liberi professionisti”, presentato oggi a Bologna nella sede della Regione. Un settore importante dell’economia regionale, e al termine del convegno è stato firmato un Protocollo d’intesa per una prima sperimentazione di servizi di supporto al lavoro autonomo in Emilia-Romagna. A siglare l’accordo, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, la presidente di Confprofessioni (Confederazione italiana libere professioni), Maria Pungetti, e il presidente del Comitato unitario professioni dell’Emilia-Romagna, Alberto Talamo. Intesa che riguarda anche l’Agenzia regionale Lavoro.

Tra gli altri punti, il documento prevede l’apertura di “Sportelli per il lavoro autonomo”, in via sperimentale, nei Centri per l’impiego dei capoluoghi di provincia e della Città Metropolitana di Bologna. Gli Sportelli dovranno offrire servizi di supporto alla creazione di lavoro autonomo, anche mediante attività di informazione e orientamento alle opportunità di lavoro autonomo sul territorio regionale, per persone in cerca di prima o nuova occupazione, con priorità agli utenti che dichiarino di aver svolto esperienze di lavoro autonomo e attività libero professionale.

“I professionisti sono interlocutori strategici- afferma il presidente Bonaccini- per le loro competenze, nella gran parte dei casi riconosciute dall’appartenenza a un Ordine professionale, e la loro conoscenza delle aziende e del territorio, ma soprattutto per il ruolo che rivestono nei processi di crescita e trasformazione dell’economia regionale e delle sue imprese. Un ruolo che abbiamo voluto riconoscere e sottolineare sia con la legge regionale sull’attrazione di investimenti in Emilia-Romagna (14/2014) sia con il ‘Patto per il Lavoro’, al quale hanno aderito nelle settimane scorse. Una sfida che rafforziamo con il Comitato consultivo delle professioni che sta nascendo, organismo chiamato a censire e condividere opportunità specifiche rispondenti alle reali esigenze dei professionisti, come il recepimento della direttiva europea che allarga ai professionisti stessi la platea dei destinatari dei Fondi strutturali”.

Non manca poi il sostegno concreto della Regione, al fianco delle professioni affinché si dotino di strumenti e competenze Ict e tecniche, favorendone anche l’accesso alle informazioni e alle opportunità formative. A questo, nel biennio 2017-2018, attraverso con i fondi europei Por Fesr 2014-2020, sono stati destinati più di 8 milioni di euro, risorse che hanno generato investimenti complessivi per oltre 20 milioni di euro. Inoltre, sono stati ritarati alcuni strumenti finalizzati ad agevolare l’accesso al credito,attraverso il finanziamento di 2,5 milioni del Fondo rotativo regionale per il microcredito o il Contributo alle imprese e ai professionisti tramite Consorzi Fidi.
“Vogliamo che i professionisti emiliano-romagnoli- aggiunge l’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi- siano sempre più parte attiva del sistema, per questo abbiamo ritenuto indispensabile avviare il progetto ‘Osservatorio delle professioni regionale’, tra le poche esperienze simili in Italia, proprio per capire meglio dove e come poter agire anche attraverso il sostegno di progetti di rete. Vogliamo inoltre porre attenzione all’ingresso dei giovani e delle donne, alla creazione di valore negoziabile degli studi professionali che si muovono su un mercato sempre più competitivo, alla diffusione della cultura d’impresa e professionale anche con strumenti specifici”.





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