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Regione: nella notte firmato con i sindacati il nuovo contratto decentrato

La produttività dei dipendenti che aumenta per tutti di oltre 400 euro medi, con anche la sperimentazione di un premio speciale per risultati straordinari, possibile in solo tre Regioni virtuose (Emilia-Romagna, Toscana e Lazio). La possibilità di crescere professionalmente, con i 4 mila lavoratori regionali che potranno finalmente raggiungere le progressioni di carriera, bloccate da molti anni, permettendo in tre anni di guadagnare da 500 a 1.000 euro in più per tutti gli aventi diritto, possibilità che rientrerà in una analoga e successiva contrattazione nei Centri per l’impiego. Così come cresce l’investimento sul welfare aziendale, che verrà raddoppiato, portandolo a 2 milioni di euro, per sostenere cure mediche, famiglie in difficoltà, congiunti di dipendenti scomparsi e diritto allo studio dei figli, previdenza integrativa. Il tutto attraverso criteri e finalità che verranno gestiti insieme ai rappresentanti dei lavoratori.

Ancora: se il Governo non porrà nuovi vincoli, tagliandole – pesa infatti l’incertezza delle novità approdate al Senato in queste ore – i percorsi per nuove assunzioni prevedranno anche quote riservate agli stessi dipendenti, per ulteriori opportunità di carriera basate su criteri meritocratici. Forte anche l’investimento in formazione, dove si registra da pochi giorni l’avvio di un nuovo Master in Public Administration per preparare i dirigenti di domani.

Altri investimenti sono poi nel riequilibrio delle deleghe del management intermedio – le cosiddette Posizioni organizzative – delle dotazioni informatiche, della connettività fra pubbliche amministrazioni, per estendere ulteriormente lo smart working e per aumentare la produttività investendo sulla fiducia nel collaboratore regionale. E poi nuovi spazi e più sicurezza grazie alla razionalizzazione dei costi di logistica delle sedi.

Infine, un ultimo traguardo: da oggi non ci saranno più differenze fra dipendenti regionali e dipendenti provenienti dalle Province e divenuti regionali anch’essi, a seguito del riordino territoriale del 2016.

È quanto prevede il nuovo contratto decentrato firmato nella notte fra la Regione e le Organizzazioni sindacali, frutto del raggiungimento degli obiettivi di stabilità conseguiti dalla stessa Regione Emilia-Romagna e riconosciuti dal Governo. Si tratta di risorse rese disponibili sulla base di quanto previsto dal nuovo Contratto di lavoro del comparto Regioni-Enti locali e dalla legge di bilancio dello scorso anno, che ha sancito il principio secondo il quale le Regioni che rispettano determinati requisiti di bilancio possano incrementare, in via sperimentale fino al 2020, l’ammontare della componente variabile dei fondi per la contrattazione integrativa destinata al personale.

“Non si tratta certo di un regalo – afferma il presidente Stefano Bonaccini- bensì del riconoscimento del lavoro fatto in questi anni dalle lavoratrici e dai lavoratori della Regione, cui va il merito di aver contribuito all’attuazione di politiche e misure che vedono l’Emilia-Romagna prima per crescita e fra le ultime per disoccupazione. Inoltre, se tutte le agenzie e gli indicatori certificano il primato della nostra Regione dal punto di vista dell’efficienza, della capacità di spesa e della solidità finanziaria, allora è logico dover riconoscere che i dipendenti che vi lavorano meritino anche qualcosa in più degli altri in termini di remunerazione e di riconoscimento”.

“La nostra – continua l’assessora Emma Petitti – è stata da sempre una politica di condivisione con le Organizzazione Sindacali delle sfide che permettono ai nostri cittadini di uscire definitivamente dalla crisi. Ora questi risultati ci sono, è per noi giusto investire sulla persona che lavora nella Pubblica Amministrazione, in questa Regione, perché l’Emilia-Romagna conosca anche un riscatto del ruolo del lavoratore pubblico, eccellente quanto le imprese che esportano nel mondo. Da anni la contrattazione decentrata era bloccata da norme dello Stato, mortificando il lavoro e la professionalità del pubblico impiego. E ora che è tornato possibile farlo, d’intesa con i sindacati, interveniamo con misure che aprono finalmente spazi di crescita e valorizzazione”.





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